L’ultimo mese da sovrana di Maria José di Savoia, la fine della monarchia italiana sul grande schermo
Maria José di Savoia
Il cinema italiano torna a esplorare i nodi della storia nazionale attraverso le vicende dell’ultima sovrana. Un nuovo progetto cinematografico si propone di ridefinire i contorni biografici di Maria José di Savoia, focalizzandosi sul dramma interiore e politico del maggio 1946. La testata statunitense “Variety” ha annunciato l’avvio della produzione di un lungometraggio dal titolo provvisorio “Maestà”, incentrato sulla figura della “Regina di maggio”.
L’opera racconterà i soli ventisette giorni del suo regno, compresi tra il 9 maggio e il 18 giugno 1946, vigilia della nascita della Repubblica Italiana. La genesi del film si deve a un’idea di Marco Bellocchio, il quale firmerà la sceneggiatura insieme a Chiara Barzini e a Ginevra Elkann, cui è affidata anche la regia della pellicola. Il progetto fa capo alla società Kavac Film e vede Simone Gattoni nel ruolo di produttore.
Le origini del progetto cinematografico
L’interesse di Bellocchio per Maria José risiede nella complessità di una figura storicamente definita “regina antifascista”. Nata nel contesto democratico dei reali del Belgio, la sua traiettoria ideale si interruppe con il matrimonio con il principe Umberto, scontrandosi con la realtà del regime fascista, l’introduzione delle leggi razziali e l’evento bellico.
Secondo la linea autoriale del regista, la materia umana dell’opera risiede in quel mese finale in cui l’illusione dinastica cedette il passo alla realtà storica. La narrazione esclude intenti nostalgici o intenti di condanna. La regia si concentrerà sullo spazio temporale sospeso tra l’insediamento al trono e il referendum istituzionale. In questo lasso di tempo si consumò la frattura tra l’aspirazione al ruolo regale e la progressiva consapevolezza dell’impossibilità di esercitarlo.
La fine di un’epoca storica
La sceneggiatura approfondirà la transizione verso la modernità attraverso l’esame psicologico di un personaggio colto e consapevole del declino del proprio mondo. Maria José comprese l’anacronismo delle pretese monarchiche nell’Italia post-bellica, pur rimanendo legata al destino per cui era stata educata fin dall’infanzia.
La narrazione prediligerà la dimensione quotidiana, i gesti minimi e i pensieri delle poche settimane sospese che segnarono il passaggio di regime. L’analisi cinematografica non intende limitarsi alla cronaca dei fatti istituzionali dell’epoca. L’obiettivo della produzione è la rappresentazione universale della difficoltà umana di separarsi dall’immagine costruita del proprio destino, osservata attraverso le crepe di un sistema di potere giunto al suo definitivo compimento storico.
