Trump al G7 apre il fronte diplomatico su Kiev: un accordo con Putin per mettere fine alle ostilità
Volodymyr Zelensky e Donald Trump
Il focus dell’amministrazione americana si sposta verso l’Europa orientale. Chiuso il fronte iraniano, la Casa Bianca punta a esercitare la massima pressione diplomatica sul Cremlino per giungere a un accordo. I colloqui bilaterali e le sessioni multilaterali del G7 a Evian, in Francia, ridefiniscono l’agenda geopolitica globale, formalizzando una transizione strategica che vede gli Stati Uniti direttamente impegnati nella risoluzione del conflitto.
La dichiarazione del presidente Donald Trump traccia la linea di un intervento stringente: “Domenica ho sentito Putin”, “la Russia deve fare un accordo” per mettere fine alle ostilità. Il disimpegno progressivo dal teatro mediorientale consente a Washington di riallocare risorse politiche sul quadrante ucraino. “Farò tutto ciò che è in mio potere” per agevolare l’intesa, ha assicurato il capo della Casa Bianca, esplicitando il nuovo corso della diplomazia statunitense.
Il nuovo orientamento americano
La svolta comunicata da Trump a margine dell’incontro con l’emiro del Qatar, Sheikh Tamim bin Hamad al Thani, poggia sul mutamento degli scenari internazionali. “Ora presteremo particolare attenzione all’Ucraina. Eravamo concentrati sull’Iran, che ora è passato in secondo piano”, ha precisato l’invitato d’onore della Casa Bianca, formalizzando lo spostamento dell’asse strategico.
L’approccio di Washington mira a ridurre lo spazio di manovra di Mosca, inserendosi in un contesto multilaterale dove la convergenza con gli alleati europei diventa la premessa per ogni iniziativa. Dal canto suo, la presidenza ucraina persegue il consolidamento dell’asse transatlantico. “È sempre importante coordinare le posizioni”, ha commentato Volodymyr Zelensky, ratificando l’importanza del colloquio diretto con il leader americano in un momento di transizione dei pesi geopolitici globali.
La reazione di Kiev
I vertici della repubblica ucraina hanno espresso gratitudine ai leader del G7 per “la partecipazione e per le forti idee su come costringere la Russia alla pace”, menzionando la presidenza italiana di Giorgia Meloni, il cancelliere tedesco Friedrich Merz e il premier britannico Keir Starmer. Le necessità materiali di Kiev restano tuttavia ancorate a scadenze immediate.
“Le priorità sono chiare: aumento del numero di missili per la difesa aerea e concessione delle licenze per la loro produzione, un pacchetto di sostegno per l’inverno e un rafforzamento della pressione sulla Russia”, ha scandito Zelensky. L’obiettivo ucraino risiede nell’ottenimento di un “backstop” da parte di Washington, una garanzia strategica a copertura dei settori più esposti. “La cosa fondamentale è che tutto ciò che è stato discusso venga realizzato. La Russia deve capire che la sua guerra non diventerà mai la normalità”, ha concluso il capo dello Stato.
La pressione sul Cremlino
Sul piano diplomatico, il ministro degli Esteri Andrii Sybiha ha incontrato il segretario di Stato americano Marco Rubio per definire la linea negoziale prima dei colloqui presidenziali. Sybiha ha espresso l’auspicio che il superamento della crisi iraniana “crei l’opportunità di intensificare gli sforzi di pace guidati dagli Stati Uniti, volti a porre fine alla guerra della Russia contro l’Ucraina”.
Kiev ha condiviso la propria visione sui “passi necessari per portare finalmente Putin al tavolo dei negoziati”, denunciando parallelamente gli attacchi contro la Lavra delle Grotte di Kiev. Secondo la cancelleria ucraina, tali raid “dimostrano che Mosca sta conducento una guerra contro la fede, il patrimonio culturale e l’identità ucraina”. La tenuta del fronte, secondo i diplomatici di Kiev, conferma che “lo slancio verso la pace attraverso la forza sta guadagnando terreno”, subordinando l’esito della crisi al “coinvolgimento decisivo degli Stati Uniti”.
