L’allarme della Corte Conti: con la rottamazione cartelle buco da 9,6 miliardi di euro

L’allarme della Corte Conti: con la rottamazione cartelle buco da 9,6 miliardi di euro
27 giugno 2018

Il quadro dei conti pubblici e’ “fragile” e soggetto a rischi, il debito eccessivo mina le capacita’ di crescita del Paese e il livello di evasione desta “preoccupazione”: mancano all’appello circa 10 miliardi di introiti della rottamazione delle cartelle esattoriali. A lanciare l’allarme e’ la Corte dei Conti che ha dato il via libera al rendiconto generale dello Stato per l’esercizio 2017 mettendo l’accento sulla “forte crescita” della spesa complessiva e sul flop nel rilancio degli investimenti pubblici. Dalla magistratura contabile arriva anche un’apertura al reddito di cittadinanza, cavallo di battaglia del Movimento 5 Stelle, previsto nel contratto di governo con la Lega.

La congiuntura “peggiora” e in Italia, mette in guardia la Corte, sul piano delle prospettive economiche-finanziarie si registrano “nuove fragilita’ sulle tendenze di medio-lungo termine dei nostri conti pubblici”. La tutela della finanza pubblica non puo’ prescindere dall’esigenza “di ricondurre il debito pubblico su un sentiero di sicura sostenibilita’ e di recuperare la crescita in termini di prodotto interno lordo” perche’ “un eccessivo livello di debito limita la capacita’ progettuale di medio e lungo periodo con riflessi sui tassi di interesse e sulla complessiva stabilita’ finanziaria del Paese: in definitiva sulle sue potenzialita’ di crescita”. Nessuna scorciatoia quindi, ammoniscono i magistrati contabili: bisogna “effettuare scelte molto caute e interventi di politica economica molto selettivi”.

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Anche sul fronte dei tagli di spesa, perche’ va assicurato alla collettivita’ “un adeguato profilo qualitativo del livello dei servizi, operando una puntuale verifica del proficuo utilizzo delle risorse pubbliche”. Nel 2017, ricorda la Corte dei Conti, “la pur limitata dinamica espansiva della spesa pubblica e’ per intero attribuibile al sotto settore degli Enti di previdenza, con un aumento della spesa totale dell’1,5%, che comunque vedono drasticamente ridotto il ritmo di crescita che nel periodo 2000 -2009 aveva superato il cinque percento medio”, ha spiegato il presidente di coordinamento delle sezioni riunite in sede di controllo Ermanno Granelli. In particolare, se si guarda alla spesa, “i vincoli posti, da un lato, in termini di equilibrio del bilancio e di razionalizzazione (per amministrazioni locali e spesa sanitaria), dall’altro, in termini di effetti dei diversi interventi di riforma delle pensioni (per gli enti di previdenza)” hanno prodotto “miglioramenti decisivi”.

Sul fronte delle coperture, la Corte mette in guardia sul ricorso ai proventi della lotta all’evasione fiscale che “non ha dato i risultati sperati”. Per i magistrati contabili, ” sarebbe bene che la copertura delle spese con i ricavi del recupero fosse disposta solo a risultati effettivamente conseguiti, distinguendo fra ricavi straordinari e ricavi ipoteticamente connessi a recuperi strutturali, con particolare riferimento al consolidamento della fedelta’ fiscale”. E proprio il livello di evasione crea “preoccupazione”, come dimostrano gli esiti della rottamazione delle cartelle esattoriali: mancano versamenti per 9,6 miliardi. “A fronte di un ammontare lordo complessivo di crediti rottamati di 31,3 miliardi, l’introito atteso ammonta a 17,8 miliardi”, osserva la Corte dei Conti sottolineando che “di tale importo sono stati riscossi nei termini solo 6,5 miliardi, comprensivi degli interessi per pagamento rateale. A tale somma deve aggiungersi la parte rateizzata ancora da riscuotere pari a 1,7 miliardi comprensivi di interessi”.

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Pertanto “dei 17,8 miliardi previsti in base alle istanze di definizione pervenute, 9,6 miliardi non sono stati riscossi e costituiscono omessi versamenti. Per una parte di queste posizioni debitorie si puo’ affermare che l’istanza di rottamazione ha avuto essenzialmente finalita’ dilatorie rispetto all’espletamento delle procedure esecutive”. La Corte apre infine alla proposta del reddito di cittadinanza ma con dei paletti. “La nostra comunita’ nazionale – osserva la Procura generale – ruota attorno al concetto di cittadinanza che esprime appartenenza e condivisione, un concetto tutt’altro che astratto. Ogni volta che alla cittadinanza si associa un nuovo diritto, non si puo’ non esprimere soddisfazione. Il nuovo diritto la irrobustisce e corrobora. Cosi’ e’ anche per il diritto al reddito di cittadinanza”. Tuttavia, conclude la magistratura contabile, “sarebbe bene ricordare a tutti anche l’esistenza altrettanto importante, sovente dimenticata, dei doveri di cittadinanza”.

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