Migliaia di piccoli polpi in mare contro il granchio blu che invade l’Adriatico
Dal 2022 la specie aliena ha provocato quasi 17 milioni di euro di danni nella sola Emilia-Romagna. Il progetto Octo-Blu punta sul polpo come predatore naturale: in laboratorio un esemplare di 600 grammi ha catturato granchi oltre i 400.
Il progetto Octo-Blu ha immesso in mare migliaia di piccoli polpi per contrastare la diffusione del granchio blu lungo le coste dell’Adriatico, dove la specie invasiva ha già provocato quasi 17 milioni di euro di danni in Emilia-Romagna dal 2022. Gli studi dell’Università di Bologna hanno dimostrato che il cefalopode può predare anche esemplari di grandi dimensioni.
La scelta del polpo nasce dalla sua posizione nella catena alimentare. Antonio Casalini, responsabile del progetto Octo Blu, spiega che “il polpo in natura è un fortissimo predatore di crostacei in senso ampio”. Le prove condotte in laboratorio hanno confermato la capacità di cacciare anche il granchio blu.
Il dato più significativo riguarda le dimensioni delle prede. Secondo le prove effettuate dai ricercatori, un polpo subadulto di circa 600 grammi è riuscito a predare un granchio blu di oltre 400 grammi. La sperimentazione indica quindi che il cefalopode può attaccare non soltanto esemplari giovani o di piccola taglia.
Una presenza che si è estesa rapidamente
Il problema non riguarda più soltanto alcune aree circoscritte della costa emiliano-romagnola. Il granchio blu si è ormai diffuso in numerose zone del Mediterraneo e nell’Adriatico ha assunto una presenza capace di interferire con le attività della pesca e dell’acquacoltura.
A Cesenatico, secondo Casalini, la specie è presente in quantità rilevanti soprattutto nelle vicinanze del porto canale, dove l’Università di Bologna conduce campionamenti presso i capanni da pesca. In una delle rilevazioni più recenti, i ricercatori hanno pescato 80 esemplari in meno di mezz’ora.
L’impatto economico è già misurabile. Dal 2022 il granchio blu ha causato in Emilia-Romagna danni stimati in quasi 17 milioni di euro, secondo le autorità. La pressione interessa località come Cesenatico, Rimini e Riccione e si estende verso nord fino alla Sacca di Goro.
Il principale problema per gli allevamenti deriva dall’alimentazione del crostaceo. Il granchio blu si nutre soprattutto di molluschi bivalvi e, grazie alla capacità di nuotare, può raggiungere gli impianti di mitilicoltura. La sua presenza si traduce quindi in una minaccia diretta per produzioni che rappresentano una componente rilevante dell’economia costiera.
La strategia punta sull’equilibrio naturale
Octo-Blu cerca di intervenire su questo rapporto introducendo un predatore autoctono capace di utilizzare il granchio come fonte alimentare. L’obiettivo non è l’eliminazione della specie invasiva, ma l’aumento della pressione predatoria attraverso un organismo già inserito nell’ecosistema marino.
La strategia presenta però un limite ambientale. I polpi non prediligono i fondali sabbiosi, che caratterizzano ampie porzioni delle aree interessate dalla diffusione del granchio blu. Per questo l’immissione dei giovani esemplari dovrà essere valutata anche in relazione alla loro capacità di insediarsi e trovare condizioni favorevoli.
Il progetto nasce dunque da una domanda biologica precisa: se il granchio blu ha trovato nell’Adriatico condizioni favorevoli alla propria espansione e pochi antagonisti naturali, è possibile rafforzare artificialmente la presenza di uno dei predatori in grado di limitarlo?
Spigole e anguille tra le alternative
Il polpo non è l’unico possibile alleato studiato dai ricercatori. Altri esperti hanno indicato nella spigola un potenziale predatore del granchio blu, mentre il gruppo dell’Università di Bologna sta valutando anche l’anguilla.
In questo caso il meccanismo sarebbe diverso. L’anguilla si alimenta voracemente delle uova dei crostacei e potrebbe quindi intervenire in una fase precedente del ciclo riproduttivo, affiancando l’azione esercitata dal polpo sugli esemplari già sviluppati.
La prospettiva è quindi quella di costruire una pressione predatoria articolata, utilizzando specie differenti e con modalità di alimentazione diverse. Il polpo agirebbe direttamente sui granchi, mentre l’anguilla potrebbe incidere sulla riproduzione; la spigola rappresenterebbe un ulteriore possibile predatore.
La sperimentazione dovrà stabilire se questo equilibrio può funzionare anche in condizioni naturali. I risultati di laboratorio dimostrano la capacità del polpo di predare il granchio blu, ma il passaggio dall’esperimento all’ambiente marino introduce variabili ulteriori: disponibilità di habitat, comportamento delle specie, presenza di prede alternative e capacità dei giovani polpi di sopravvivere e insediarsi.
Il progetto Octo-Blu punta così a trasformare un dato osservato in laboratorio in una possibile strategia di gestione della specie invasiva. L’esito della sperimentazione dirà se il polpo può diventare uno degli strumenti biologici con cui ridurre la pressione del granchio blu sugli ecosistemi e sulle attività economiche dell’Adriatico.
