Palermo retrocesso per illecito sportivo, il club rosanero precipita nella C

Palermo retrocesso per illecito sportivo, il club rosanero precipita nella C
13 maggio 2019

Il Tribunale federale nazionale – Sezione Disciplinare presieduto da Cesare Mastrocola, ha retrocesso il Palermo all’ultimo posto del campionato di Serie B della stagione sportiva in corso. Il club precipita in serie C. La societa’ e’ stata sanzionata per una serie di irregolarita’ gestionali da parte di alcuni ex dirigenti. L’organismo ha dichiarato inammissibile il deferimento nei confronti di Maurizio Zamparini, all’epoca dei fatti presidente del consiglio di Amministrazione del Palermo, mentre ha inflitto 5 anni di inibizione con preclusione ad Anastasio Morosi e 2 anni di inibizione a Giovanni Giammarva, rispettivamente presidente del Collegio sindacale e presidente del consiglio di amministrazione della societa’.

Con riferimento alle contestazioni formulate dalla procura federale nell’atto di deferimento, il Collegio ne ritiene fondate in particolare quelle che fanno riferimento alle iscrizioni effettuate nello stato patrimoniale dei bilanci 2015-2016-2017 “crediti per imposte anticipate” per un valore pari a 5.500.000 euro, in violazione del principio contabile e alla verificata impossibilita’ di ipotizzare futuri redditi imponibili idonei a recuperare le imposte anticipate. Allo stesso modo, e’ ritenuta fondata la contestazione relativa all’iscrizione in bilancio di crediti tributari pari ad 2.940.559 euro nella voce di bilancio al 30 giugno 2016, relativa ad imposte iscritte a ruolo e per le quali la societa’ aveva in corso due rateizzazioni, nella considerazione che si trattasse di iscrizioni a ruolo provvisorie a fronte di contenziosi pendenti, attesa la pendenza di ricorsi innanzi alle commissioni tributarie.

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I giudici, inoltre, parlando di “macroscopica vicenda” inerente la plusvalenza iscritta per effetto della cessione, da parte della societa’ deferita, della partecipazione totalitaria nella Mepal alla societa’ anonima di diritto Lussemburghese Alyssa che e’ risultata essere controllata, indirettamente, dalla stessa famiglia di Zamparini, a seguito di un contratto stipulato in data 30 giugno 2016. Il compendio delle indagini effettuate “ha avuto modo di evidenziare la fittizieta’ dell’operazione”, che ha comportato per la societa’ deferita una plusvalenza da alienazione ad 21,956 milioni di euro circa, originata dalla differenza di valore tra il ramo di azienda avente ad oggetto marchio ed accessori, ceduto nel 2014 in Mepal (per un valore di circa 18 milioni di euro) ed il prezzo di vendita delle quote della Mepal ad Alyssa, fissato in 40 milioni di euro da pagare in diverse tranche scaglionate nel tempo.

La “totale convergenza di numerosissimi elementi”, sottolinea il Collegio, “hanno condotto i giudici penali a ritenere tale operazione un mero artifizio contabile – predisposto dallo Zamparini con la fattiva complicita’ del Morosi – per far quadrare i conti della societa’ e dissimulare il grave deficit patrimoniale e sottrarsi, in tal modo, agli obblighi previsti dal codice civile e dalla normativa Federale in materia di societa’ professionistiche”. Tale intento “traspare chiaramente dalle numerosissime conversazioni intercettate nel corso del il quale lo Zamparini ha chiaramente confessato il vero scopo dell’operazione in contrasto con quanto risultava dagli atti ufficiali”. Dagli atti emerge anche la preoccupazione volta ad evitare operazioni infragruppo che avrebbero, poi, comportato l’obbligo di redigere un bilancio consolidato facendo emergere la realta’ anche di fronte alla Covisoc”.

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Piu’ in generale, la Sezione disciplinare del tribunale federale, ritiene che il quadro emerso accerti il “compimento di una sistematica attivita’ volta ad eludere i principi di sana gestione finanziaria e volta a rappresentare in maniera non fedele alla realta’ lo stato di salute della societa’ deferita”. Attivita’ chiaramente elusive, “idonee a non fotografare la reale situazione della societa’”, proseguite ininterrottamente dal 2015 al 2018 e aventi il loro apice relativamente al bilancio al 30 giugno 2016 le cui alterazioni hanno consentito di conseguire l’iscrizione al campionato di calcio 2017/2018″. In ogni caso, il tribunale ha detto no al deferimento di Zamparini “per il mancato rispetto dei termini a difesa”: “L’indagato non ha potuto esercitare le prerogative difensive preprocessuali”. Nel merito, Zamparini viene accusato di avere creato “un articolato sistema di movimentazione finanziaria”. Anche la successiva operazione “architettata da Zamparini ed avallata dal Morosi”, volta all’acquisto della Alyssa da parte della societa’ US Palermo Calcio, senza alcun esborso di danaro volta ad evitare di dover procedere alla svalutazione del credito verso Alyssa, “e’ indice sintomatico della gravita’ degli illeciti perpetrati”.

D’altronde, per il tribunale, pur a voler ammettere la legittimita’ dell’operazione, “ma cosi’ non e'”, appare “del tutto abnorme” il valore pari 40.000.000 di acquisto della societa’ Mepal a fronte di un valore contabilizzato pari a 18.000.000. Era stato proprio Morosi, nel 2014, “a redigere la perizia di stima del valore della partecipazione di Mepal e, pertanto lo stesso risulta pienamente consapevole, nonche’ concorrente, nelle condotte perpetrate da Zamparini”. Zamparini, fra l’altro, non avrebbe mai fatto mistero del fatto che l’operazione Alyssa servisse per ottimizzare il bilancio e che si trattava di espedienti per “mandare avanti la baracca”. E richiama, l’organismo federale, anche il mancato rispetto agli obblighi di corretta informazione verso la Covisoc, per cui Zamparini “ha perseverato, ben dopo la conoscenza dell’indagine penale, nei contegni illeciti, fornendo dal 3 agosto al 29 novembre, a seguito delle pressanti richieste di chiarimenti dell’organismo tecnico di vigilanza, informazioni sistematicamente reticenti, fuorvianti e finanche false ed altresi’ facendo in modo, d’intesa con Morosi, di calibrare i tempi per l’approvazione del bilancio al giorno successivo della visita ispettiva della Covisoc in modo da non dare loro i documenti”. Tali comportamenti sono continuati anche nel corso del 2017 anche ad opera di Giammarva e di Zamparini, cosi’, “nonostante fosse ben conscio della problematicita’ delle operazioni poste in essere non si e’ tirato indietro nel fornire le predette false informazioni”.

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