Se Madrid dà lezioni a Roma sulle frontiere (mentre Sanchez va in vacanza)
Pedro Sanchez
Mentre a Ceuta migliaia di migranti cercano di scavalcare le recinzioni e il confine tra Spagna e Marocco minaccia di esplodere, il premier Pedro Sánchez ha trovato il tempo per fare le valigie e volare in vacanza a Lanzarote con la moglie Begoña Gómez. Una fotografia sconcertante: da un lato l’emergenza di una frontiera continentale fuori controllo, dall’altro il relax del premier spagnolo che condivide sui social la sua playlist estiva. È con questo biglietto da visita che il governo di Madrid pretende di impartire lezioni di politica migratoria a Roma, preferendo la solita diplomazia dell’attacco al posto di un’attenta autocritica sui propri fallimenti.
Le accuse a Roma e la realtà dei fatti
Nel pieno del caos a Ceuta, il ministro degli Esteri spagnolo, José Manuel Albares, non ha trovato di meglio che accusare l’Italia di “non essere all’altezza della situazione” e di “rimanere impantanata nella crisi di Lampedusa”. È surreale che Madrid cerchi di scaricare le proprie difficoltà esterne ed interne puntando il dito contro l’Italia. La differenza di visione politica è netta: l’Italia da tempo chiede un coinvolgimento diretto dell’Unione Europea, la protezione rigorosa dei confini esterni e una responsabilità condivisa; la Spagna di Sánchez, travolta dalla crisi a Ceuta, sceglie invece di rimpallare le colpe agli alleati europei mentre il suo massimo dirigente si gode il mare nella residenza presidenziale di La Mareta.
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L’isolamento politico di Madrid
La posizione italiana non è un’uscita estemporanea: la richiesta di un vertice straordinario e di un controllo stringente delle frontiere ha trovato la convergenza di ben 22 Paesi europei e della Danimarca. Non si tratta di un capriccio politico di Roma, ma della presa d’atto che la pressione sulle frontiere meridionali dell’Europa riguarda tutti.
L’arroganza di Madrid serve solo a nascondere l’imbarazzo: mentre il Paese affronta una gestione dei confini a dir poco claudicante, il premier preferisce non cambiare i suoi programmi di ferie, trasformando la risposta istituzionale in uno show di debolezza.
La lezione di Ceuta
Sánchez e i suoi ministri farebbero bene a comprendere che Ceuta e Lampedusa sono due sponde della medesima sfida continentale. L’Italia non ha alcun bisogno di lezioni di gestione migratoria da chi fugge dalle responsabilità nei momenti di crisi. Se il governo spagnolo vuole davvero aprire un dibattito serio sulla solidarietà e sulla difesa dei confini dell’Unione, cominci ad affrontarlo con presenza, concretezza e senso delle istituzioni a casa propria. E magari, prima di guardare a Lampedusa, dia un’occhiata a quanto accade a Ceuta – preferibilmente una volta rientrato dalle ferie.
