S&P: “Le premesse di una ripresa in Italia e Ue ci sono tutte”

S&P: “Le premesse di una ripresa in Italia e Ue ci sono tutte”
13 gennaio 2021

In Europa e in Italia “ci sono tutte le condizioni per una ripresa solida, anche sul mercato del lavoro”: le campagne di vaccinazioni procedono, le restrizioni alla mobilità sono meno drastiche che nei primi lockdown, c’è un pacchetto di misure a sostegno dell’economia fortemente espansivo e c’è una nuova amministrazione Usa che appare “più europea” e che, riprendendo il filo del multilateralismo, potrebbe favorire anche la ripresa del commercio e del coordinamento delle politiche. Lo ha spiegato il capo economista di S&P su Europa e Medio Oriente e Africa, Sylvain Broyer, aprendo la conferenza stampa annuale dell’agenzia di rating. Secondo Broyer le aziende italiane e dell’Ue torneranno ai livelli preCovid durante il 2022. L’agenzia prevede che dopo un crollo dell’8,7% sul Pil 2020 dovuto alla pandemia, l’Italia segni un più 5,3% quest’anno e un più 3,2% nel 2022.

Inoltre, ha spiegato Renato Panichi, Senior Director Corporate Ratings di S&P “guardando alla distribuzione degli outlook negativi non c’è un caso Italia”: nella Penisola “sono in linea con la media europea”. S&P si attende che il tasso di default in Italia salga dal 5,3% di novembre 2020 all’8% nella seconda metà del 2021. Tuttavia in queste insolvenze “includiamo anche le ristrutturazioni dei debiti – ha precisato Panichi – che non per forza determinano il venir meno dell’azienda emittente. Ci sta un aspetto di produttività che ristagna, sarà cruciale che il gap di produttività del lavoro possa ridursi”, posto che questo richiederà diversi anni. Broyer ha però sottolineato che dal 2012 in Italia sono stati compiuti dei progressi su costi e competitività e che si è recuperato terreno rispetto a Germania e Francia. C’è certamente una eredità della crisi pandemica che lascerà il segno. Nello scenario di base, ha spiegato Mirko Sanna, Director Financial Insitutions di S&P, lo stock di crediti deteriorati (Npl) delle banche italiane salirà a 200 miliardi di euro a fine 2021, raggiungendo il 12% (in assenza di misure straordinarie di smaltimento).

Tuttavia le banche hanno già effettuato accantonamenti, partono da posizioni più solide rispetto alla crisi precedente e oggi possono disporre di un mercato secondario molto più sviluppato sullo smaltimento degli Npl. Ma soprattutto l’evoluzione di questa partità “dipenderà molto dalla situazione macroeconomica”. Se ci sarà una ripresa economica e l’effetto shock è solo one-off è un conto. “Il rischio maggiore, in cui sarei più preoccupato – ha detto – è se ci fosse un prolungamento della situazione economica negativa” dovuta alla crisi pandemica. Broyer ha poi rimarcato che anche grazie alle misure della Bce è presente una liquidità nel sistema finanziario dell’area euro “molto ampia e forse sufficiente ad assorbire le necessità” dell’economica. La Bce porta avanti il suo piano di acquisti di titoli anticrisi Pepp con flessibilità, “questo dipenderà da molti fattori. Certo, se i lockdown dovessero essere prolungati oltre aprile allora forse bisognerò continuare ma per ora la liquidità è ampiamente sufficiente”.

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E poi, a beneficio delle prospettive di ripresa in Europa e Italia c’è ora un quadro transatlantico che sembra più favorevole. “E’ interessante vedere che l’agenda di Biden è molto ‘europea’ in termini di inversione a U sul clima, vuole tornare nell’accordo di Parigi quindi forse Usa diventeranno un pò più europei sul clima e al tempo stesso ci sono segni di nuova una strategia Ue sulle relazioni diplomatiche, come vediamo nell’accordo commerciale con la Cina sembra esserci una maggiore consapevolezza del ruolo da svolgere nel difendere le proprie posizioni. E sì – ha concluso l’economista – penso che vedremo un reset e un approccio più multilaterale”.

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