Spiraglio per preti sposati, parola ora a Papa. “Riconvocherò commissione su diaconato femminile”

Spiraglio per preti sposati, parola ora a Papa. “Riconvocherò commissione su diaconato femminile”
26 ottobre 2019

Si apre uno spiraglio per l’ordinazione sacerdotale di persone sposate. Non sono i ‘viri probati’, ovvero persone riconosciute dalla comunita’ ma prive di una formazione specifica, ma coloro che sono gia’ diaconi permanenti. Persone, anche sposate e con famiglia, ma che hanno fatto gia’ un percorso preciso all’interno della Chiesa fino ad arrivare all’ultimo gradino prima appunto del sacerdozio. Nessun passo in avanti per le donne: la questione del diaconato viene rimandata alla riapertura della Commissione che aveva istituito nel 2016 il Papa e che era arrivata a “risultati parziali”.

E’ stato lo stesso Papa Francesco a preannunciare che riconvocherà la commissione sul diaconato femminile, nel discorso in spagnolo che ha pronunciato a conclusione del Sinodo sull’Amazzonia. Il Pontefice argentino ha detto che la commissione – che ha concluso i suoi lavori l’anno scorso senza addivenire ad una conclusione unanime – potrebbe tornare a indagare se nella storia della Chiesa vi erano donne diacono con l’apporto di nuovi membri. Arrivano invece i peccati “ecologici” e l’idea di studiare un rito ad hoc per l’Amazzonia. Questi sono alcuni degli elementi che emergono nel documento finale del Sinodo dei vescovi per l’Amazzonia. Un documento che e’ stato consegnato al Papa al quale spetta l’ultima parola.

Nel documento si chiede anche “la revisione del Motu proprio Ministeria quoedam di San Paolo VI, affinche’ anche le donne adeguatamente formate e preparate possano ricevere i ministeri del lettorato e dell’accolitato, tra gli altri che possono essere svolti”. Nei nuovi contesti di evangelizzazione e di pastorale in Amazzonia, “dove la maggior parte delle comunita’ cattoliche sono guidate da donne, chiediamo che venga creato – scrivono i Padri sinodali – il ministero istituito di ‘donna dirigente di comunita”, dando a esso un riconoscimento, nel servizio delle mutevoli esigenze di evangelizzazione e di attenzione alle comunita’”.

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Di fronte alla realta’ che “soffrono le donne vittime di violenza fisica, morale e religiosa, femminicidio compreso, la Chiesa si pone in difesa dei loro diritti e le riconosce come protagoniste e custodi del creato e della ‘casa comune’. Riconosciamo – si legge nel testo – la ministerialita’ che Gesu’ ha riservato alle donne”. E’ necessario promuovere “la formazione delle donne in teologia biblica, teologia sistematica, diritto canonico, valorizzando la loro presenza nelle organizzazioni e la loro leadership all’interno e all’esterno dell’ambiente ecclesiale. Vogliamo rafforzare i legami familiari, soprattutto per le donne migranti. Assicuriamo il loro posto negli spazi di leadership e nelle loro competenze specifiche”.

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