Ultimatum dei leghisti storici a Salvini: “O torni al Nord o perdi il consenso”
Matteo Salvini
La convocazione di un nuovo tavolo dedicato ai territori non basta a spegnere le tensioni interne alla Lega. Dopo settimane di richieste e pressioni da parte dell’area che chiede una maggiore attenzione alle istanze del Nord, Matteo Salvini ha deciso di riunire lunedì pomeriggio, in videoconferenza, amministratori e rappresentanti istituzionali del partito. Al centro del primo incontro ci sarà il Piano Casa. Una scelta che, però, viene giudicata insufficiente da chi auspicava l’apertura di un confronto più ampio sulla linea politica e sull’organizzazione del movimento.
Una cabina degli enti locali
L’annuncio è stato affidato a Stefano Locatelli, responsabile federale degli Enti Locali. Al tavolo parteciperanno, oltre a Salvini, esponenti di primo piano come Roberto Calderoli, Giancarlo Giorgetti e Massimiliano Fedriga, insieme a presidenti di Regione, vicepresidenti regionali, presidenti di consigli regionali, sindaci e amministratori locali.
Secondo la nota diffusa dal partito, il nuovo organismo avrà il compito di affrontare le principali questioni di interesse nazionale che incidono direttamente sulle comunità locali. Tra i dossier indicati figurano la sicurezza urbana, il costo della vita, la semplificazione burocratica, il sostegno alle imprese, il percorso delle autonomie e del federalismo, oltre alla revisione di alcuni vincoli europei considerati penalizzanti per la competitività dei territori.
L’obiettivo dichiarato è quello di fornire contributi concreti alle future scelte della Lega, valorizzando l’esperienza amministrativa maturata nelle realtà locali. Ma proprio questa impostazione viene contestata da una parte del partito, che ritiene il nuovo organismo inadatto ad affrontare le questioni politiche emerse negli ultimi mesi.
Le critiche dell’area settentrionale
Le reazioni più fredde arrivano infatti dagli esponenti che da tempo chiedono un riequilibrio dell’azione politica verso i temi tradizionalmente legati al Nord produttivo. Per questa componente, la convocazione rappresenta una risposta limitata rispetto alle aspettative.
Le obiezioni riguardano anzitutto il primo argomento all’ordine del giorno. Secondo i critici, il Piano Casa non affronta i nodi politici che hanno alimentato il dibattito interno. Viene inoltre contestata la composizione del tavolo, giudicata troppo orientata verso figure istituzionali vicine all’attuale leadership e poco rappresentativa delle diverse sensibilità presenti nel partito.
Tra le osservazioni ricorre anche il riferimento alla forte presenza di amministratori provenienti dalle regioni meridionali e all’assenza di organismi politici come i capigruppo o i vicesegretari. Da qui la convinzione che l’iniziativa non costituisca una vera sede di confronto strategico, ma piuttosto un contenitore destinato a limitare il dissenso senza affrontarne le cause.
Verso il passaggio di Treviso
Nonostante le perplessità, l’area critica parteciperà alla riunione di lunedì. L’attenzione è però già rivolta all’appuntamento previsto a Treviso il 4 e 5 luglio, considerato da molti il vero banco di prova per misurare i rapporti di forza interni.
Sul tavolo potrebbe tornare anche il tema di un congresso chiamato a discutere eventuali modifiche statutarie e più in generale il posizionamento futuro del partito. La sensazione diffusa tra gli osservatori interni è che la partita sia soltanto all’inizio e che il nuovo organismo non abbia ancora prodotto l’effetto di ricomposizione auspicato dalla segreteria.
A conferma di un clima ancora teso, nelle stesse ore si è registrato un nuovo episodio di attrito in Lombardia, regione che rappresenta storicamente il principale bacino politico del movimento.
La partita aperta in Lombardia
Dodici deputati lombardi su sedici hanno sottoscritto una lettera indirizzata alla segreteria regionale chiedendo di poter partecipare alle riunioni del direttivo. L’iniziativa viene letta come un tentativo di incidere maggiormente sulla linea politica espressa dal gruppo dirigente lombardo guidato da Attilio Fontana e dal segretario regionale Massimiliano Romeo.
Dalla segreteria regionale è arrivata una disponibilità al confronto, ma con alcuni limiti. L’ipotesi di una partecipazione permanente dei parlamentari al direttivo viene infatti considerata incompatibile con la natura dell’organismo, che perderebbe la propria funzione operativa e la necessaria snellezza decisionale.
Sul piano politico, gli esponenti lombardi respingono inoltre l’accusa di portare avanti una linea ostile alla leadership nazionale. La posizione rivendicata è quella già emersa con il congresso regionale del dicembre 2024: maggiore attenzione alle esigenze del Nord senza contrapposizioni nei confronti del Mezzogiorno e senza mettere in discussione la guida di Salvini.
Resta però il nodo di fondo. Per una parte significativa della classe dirigente settentrionale, il rischio è che l’allontanamento dai temi storicamente identitari finisca per indebolire il consenso nelle aree che hanno rappresentato per decenni il cuore elettorale della Lega. È attorno a questa questione che continua a svilupparsi il confronto interno, destinato a proseguire ben oltre la riunione convocata per lunedì.
