Dal piccolo schermo al business: la nuova vita di Federica Nargi lontano dalla tv

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Federica Nargi

Federica Nargi ha costruito negli anni un percorso progressivo di spostamento dal ruolo di immagine televisiva a quello di imprenditrice nel settore cosmetico. Il progetto nasce da una maturazione lenta, maturata dentro un ambiente professionale legato alla cura del volto e alla comunicazione del beauty, fino alla scelta di sviluppare una linea autonoma. Il marchio è stato concepito come estensione della sua esperienza pubblica, ma con una struttura gestionale diretta e non delegata.

Dalla televisione al progetto

Il passaggio dall’esposizione mediatica alla produzione industriale segna una discontinuità netta. La costruzione del brand non è stata immediata, ma il risultato di una riflessione sul rapporto tra immagine e controllo creativo. Nargi sottolinea come la decisione sia arrivata dopo anni di lavoro sul proprio corpo e sulla propria presenza scenica, fino alla necessità di tradurre quell’esperienza in un’iniziativa autonoma.

Il nome del marchio è un elemento identitario centrale. È legato alle figlie Sofia e Beatrice, 9 e 7 anni, avute dal compagno Alessandro Matri, con cui mantiene una relazione stabile dal 2008. La scelta nominale diventa così un dispositivo simbolico, che collega dimensione privata e struttura produttiva, senza separazione netta tra i due piani.

“E’ stato qualcosa di molto naturale ma anche di molto profondo” spiega Nargi riferendosi alla decisione di dedicare il brand alle figlie. “Le mie figlie sono la mia energia quotidiana, la mia ricarica nei momenti più difficili. Dare il loro nome al brand è stato spontaneo, rappresenta anche quello che loro mi trasmettono: autenticità, dolcezza, forza”.

Il legame familiare centrale

La dimensione familiare non resta sullo sfondo, ma entra nella costruzione narrativa e gestionale del progetto. Le figlie diventano riferimento costante nella definizione del posizionamento del marchio, che si colloca in un segmento di cosmetica personale e identitaria.

Nargi segue direttamente i prodotti immessi sul mercato, con un coinvolgimento operativo che riguarda sia le scelte estetiche sia quelle strategiche. La responsabilità imprenditoriale viene descritta come elemento di svolta rispetto alla precedente fase professionale, caratterizzata da un controllo più limitato sulle decisioni creative.

Quando le viene chiesto quale sia stata la scelta più rischiosa, la risposta è netta. “Mettermi completamente in gioco con un progetto mio, assumendomi tantissime responsabilità”. La definizione del rischio coincide con il passaggio dalla rappresentazione alla gestione, dalla visibilità alla produzione di valore economico e industriale.

Determinazione e nuovi equilibri

L’esperienza imprenditoriale introduce una percezione diversa delle proprie capacità. La stessa Nargi riconosce una trasformazione interna nel rapporto con il lavoro e con la pressione decisionale. “Ho scoperto di essere molto più determinata di quanto pensassi. Quando credi davvero in qualcosa emerge una forza che non pensavi di avere, e ti guida anche nei momenti più complessi”.

Accanto alla dimensione produttiva resta centrale la gestione del tempo personale. Il recupero delle energie avviene attraverso pratiche quotidiane non strutturate, legate alla sfera privata. “Stare con la mia famiglia e con le mie amiche è sicuramente il modo più immediato per staccare. Sono momenti semplici, ma fondamentali per ricaricarmi. E poi c’è il ballo, che per me è sempre stato una valvola di sfogo incredibile. Mi aiuta a liberare la mente, a ritrovare energia e a riconnettermi con me stessa”.

Il profilo caratteriale emerge anche nella descrizione delle proprie inclinazioni. “Sono una persona abbastanza ribelle per natura, ho sempre avuto la tendenza ad andare controcorrente” afferma. La consapevolezza del rischio si accompagna a una paura specifica, che riguarda la continuità motivazionale del lavoro. “La mia paura più grande è perdere l’entusiasmo per quello che faccio. Per me è fondamentale continuare a sentire quella passione che mi ha spinto ad iniziare”.

La costruzione di un equilibrio tra attività imprenditoriale e vita privata si definisce infine attraverso il concetto di stabilità emotiva. “Mi fa sentire al sicuro avere accanto le persone giuste, quelle che mi conoscono davvero e mi supportano sempre. Mi fa sentire sicura di me vedere che quello che costruisco giorno dopo giorno prende forma e viene riconosciuto per il suo valore”.

La sintesi del percorso è nella definizione di un “per sempre” personale che coincide con la serenità. Una condizione che si traduce in continuità tra sfera affettiva e professionale, senza separazioni rigide tra le due dimensioni.