Amadeus abbandona il Nove dopo due anni che non hanno convinto. Da Rai segnali non incoraggianti
Amadeus
Amadeus lascia Warner Bros. Discovery prima della naturale scadenza del contratto. Le parti hanno formalizzato una risoluzione consensuale dell’accordo che avrebbe dovuto tenerli insieme per altre due stagioni televisive. Il comunicato congiunto non cita numeri né ragioni, ma l’esito del biennio sul Nove parla da solo: nessuno dei format proposti dal conduttore ha prodotto risultati in grado di intaccare i consolidati equilibri dell’offerta televisiva italiana. Aperta la separazione, restano aperte le domande sul futuro professionale di uno dei volti più riconoscibili della televisione italiana degli ultimi vent’anni.
Il biennio sul Nove: i tentativi
Quando Amadeus approdò al Nove nell’autunno del 2024, l’operazione aveva i connotati di un evento. Il conduttore portava con sé un curriculum costruito su cinque edizioni del Festival di Sanremo, il monopolio dell’access prime time Rai con I soliti ignoti e un rapporto con il pubblico che sembrava solido e trasportabile. Warner Bros. Discovery investì su di lui come carta principale per rafforzare il posizionamento del canale nel mercato generalista italiano.
Il percorso, però, non andò nella direzione sperata. Amadeus provò strade diverse: tentò di replicare la formula quiz con un programma che richiamava la struttura de I soliti ignoti, poi si spostò sulla prima serata con il Suzuki Music Party, uno show musicale in più puntate. Arrivò quindi una nuova edizione de La Corrida, storico format di Corrado riproposto in chiave contemporanea. Poi ancora Like a Star, e infine The Cage, un quiz che non riuscì a costruire un pubblico fisso. Nessuno di questi tentativi ha lasciato un segno significativo negli indici di ascolto, né ha aperto una prospettiva di crescita credibile per i mesi successivi.
Sul perché le cose non abbiano funzionato, le analisi divergono. Una lettura ricorrente indica nella scelta dei format il nodo centrale: Amadeus e la rete avrebbero privilegiato l’usato sicuro rispetto alla sperimentazione, cercando di adattare al Nove una grammatica televisiva costruita sulla Rai, senza verificare fino in fondo se quella grammatica fosse trasportabile su un canale con una base di pubblico strutturalmente diversa. Un’altra interpretazione chiama in causa il contesto competitivo: l’access prime time di Rai Uno con Affari tuoi, condotto da Stefano De Martino, ha registrato nel corso della stagione ascolti eccezionali, rendendo ancora più difficile qualsiasi tentativo di erodere quella platea.
La nota congiunta e i toni istituzionali
Il comunicato diffuso venerdì lascia trasparire la volontà di entrambe le parti di gestire la separazione senza attriti pubblici. Alessandro Araimo, amministratore delegato di Warner Bros. Discovery Southern Europe, ha dichiarato: “Con Amadeus abbiamo condiviso un percorso importante, affrontato con impegno, dedizione e professionalità. Oltre al valore del lavoro fatto insieme resta un rapporto, anche personale, basato sulla stima e il rispetto reciproco. Da parte nostra guardiamo avanti con fiducia, con nuove sfide e nuovi obiettivi per la crescita del nostro gruppo”.
Il conduttore ha risposto nella stessa nota con un tono altrettanto formale: “Sono stati due anni intensi. Ringrazio Alessandro Araimo per la stima, assolutamente reciproca, e faccio un grosso in bocca al lupo a tutto il gruppo Warner Bros. Discovery per i progetti futuri”.
Il tono istituzionale dei comunicati è in linea con la prassi delle separazioni nel mondo televisivo: quando le cifre non reggono, si valorizza il percorso umano e professionale, si archiviano i dati di ascolto e si chiude senza recriminazioni pubbliche. La rescissione anticipata – con due stagioni ancora da eseguire – implica, tuttavia, che l’accordo economico per sciogliere il contratto sia stato trovato: i dettagli finanziari non sono stati resi noti.
Il mercato televisivo e le porte chiuse
La domanda più attuale riguarda adesso il futuro professionale di Amadeus. Il panorama è meno aperto di quanto ci si potrebbe aspettare per un conduttore del suo profilo.
La Rai è il riferimento naturale, quella da cui tutto era cominciato. Ma i segnali che arrivano da viale Mazzini non sono incoraggianti. L’amministratore delegato Giampaolo Rossi aveva fatto sapere, ben prima della rescissione con Discovery, che per il momento le porte non sarebbero state aperte. Le ragioni sono in parte logistiche, in parte politiche: l’offerta della Rai attuale offre meno spazio di quanto non ce ne fosse prima dell’uscita di Amadeus. L’access prime time è saldamente nelle mani di Affari tuoi, che De Martino conduce con ascolti record, e lo stesso De Martino è già stato confermato per la conduzione del prossimo Festival di Sanremo. I due slot che Amadeus aveva presidiato per anni sono dunque occupati da un unico successore, con un contratto blindato.
Anche Mediaset presenta un quadro simile. Il sabato sera è territorio di Gerry Scotti, che con La Ruota della Fortuna domina l’access prime time del Biscione. Il palinsesto delle reti Fininvest non mostra fessure evidenti in cui inserire un nome del peso e del cachet di Amadeus senza spostare equilibri già consolidati. Le posizioni di vertice – quelle che per profilo e retribuzione sarebbero compatibili con il suo curriculum – non risultano disponibili nel breve periodo.
Le ipotesi minori e i precedenti
Restano le opzioni che il mondo televisivo chiama eufemisticamente “minori”: partecipazioni a programmi altrui, ruoli da concorrente, presenze ospitate. Non sarebbero inedite per Amadeus. Quando lasciò Mediaset agli inizi della sua carriera, accettò di partecipare come concorrente a Tale e Quale Show sulla Rai, un gesto che all’epoca fu letto come un atto di umiltà professionale premiato poi dalla progressiva risalita. Un percorso analogo è stato ipotizzato anche per Barbara D’Urso, che nel 2025 tentò di rientrare nel circuito televisivo principale partecipando come concorrente a Ballando con le Stelle.
Fiorello, amico storico di Amadeus e presenza fissa di tre dei suoi Sanremo, si è espresso pubblicamente a favore di un ritorno in Rai. Ma tra l’auspicio personale e la disponibilità istituzionale, il margine è ampio.
Il quadro che emerge è quello di un conduttore che si trova in una fase di transizione non prevista, in un mercato che nel frattempo si è riassestato attorno ad altri equilibri. Amadeus ha cinquantadue anni, un pubblico che lo conosce e lo riconosce, e una carriera che ha attraversato network, format e decenni. Che cosa verrà dopo il Nove, per ora, nessuno lo sa con certezza – incluso, probabilmente, lui stesso.
