Il Venezuela conta i suoi morti: oltre 920 vittime, ospedali al collasso. l’Italia manda cento esperti di soccorso

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Il Venezuela conta i suoi morti. Il bilancio provvisorio – comunicato dal presidente dell’Assemblea Nazionale Jorge Rodríguez – si attesta a 920 vittime, 3.360 feriti e 172 dispersi ancora sotto le macerie. Lo stato di La Guaira, tra i più colpiti, è passato sotto controllo delle forze armate. Due ospedali sono crollati; gli altri operano in condizioni di emergenza assoluta, privi di acqua, antibiotici e anestetici. Roma ha inviato vigili del fuoco e protezione civile; il ministro Tajani ha confermato almeno tre italiani morti e 35 dispersi tra i 150.000 connazionali iscritti all’Aire. Gli Stati Uniti hanno allentato parzialmente le sanzioni e stanziato 150 milioni di dollari in soccorsi.

Il bilancio ancora provvisorio

I numeri comunicati da Rodríguez – fratello della presidente ad interim Delcy Rodríguez – sono da considerarsi approssimativi. Le operazioni di ricerca proseguono senza sosta nello stato di La Guaira, che concentra la quota più alta di abitazioni “totalmente o gravemente danneggiate”: 383 secondo il dato ufficiale. L’area è stata posta sotto controllo militare immediato, con le Forze armate nazionali schierate per garantire la sicurezza, mantenere l’ordine e agevolare le operazioni di soccorso. La capitale Caracas ha subito danni significativi, in particolare nel patrimonio edilizio più datato.

Il sisma ha colpito una nazione già fragilizzata da anni di crisi economica, con infrastrutture pubbliche – ospedali, edifici scolastici, reti idriche – ridotte a condizioni precarie ben prima che la scossa si abbattesse sul Paese. È in questo contesto che va letta la dinamica del crollo: non soltanto un evento sismico di eccezionale intensità, ma la collisione tra una forza naturale e un sistema infrastrutturale che non disponeva delle risorse necessarie per resistere.

Il sistema sanitario in ginocchio

Il quadro più drammatico emerge dalle testimonianze dei medici ancora operativi. Huniades Urbina-Medina, pediatra di Caracas, ha dichiarato alla Cnn che gli ospedali superstiti soffrono per la mancanza di forniture essenziali: acqua, antibiotici, soluzioni per flebo, anestetici, persino lenzuola di carta. Due strutture ospedaliere – una nella capitale, una a La Guaira – sono crollate a causa del sisma. Entrambe, secondo il medico, erano “vecchie e non ben mantenute”.

“È molto, molto difficile per tutti i medici e gli infermieri aiutare questi pazienti che hanno bisogno di tutte queste cose. E in questa situazione non abbiamo altro che la nostra buona intenzione nell’aiutarli”, ha dichiarato Urbina-Medina. Il pediatra ha aggiunto di non sapere “cosa sia arrivato in Venezuela” e dove si trovino le forniture inviate dall’estero, lasciando intuire le difficoltà logistiche nella distribuzione degli aiuti sul territorio.

La condizione del sistema sanitario venezuelano non è il risultato improvviso del sisma. Il Paese attraversa da anni una crisi sanitaria strutturale legata al collasso economico: carenza di farmaci, emigrazione di personale medico qualificato, mancanza di manutenzione nelle strutture pubbliche. Il terremoto ha reso visibile in modo acuto ciò che esisteva già in forma latente.

Gli aiuti italiani e la comunità nel Paese

Il governo italiano ha reagito con rapidità. La Difesa, su disposizione del ministro Guido Crosetto e su richiesta della Protezione Civile, ha reso disponibile un ulteriore velivolo dell’Aeronautica Militare partito nella giornata odierna con personale specializzato e materiale tecnico dei Vigili del Fuoco. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha confermato che tra oggi e domani arriveranno complessivamente “un centinaio di esperti in soccorso e in calamità naturali”.

Tajani ha fornito anche le prime stime sulla comunità italiana colpita: almeno tre cittadini italiani morti accertati, cinque feriti e 35 dispersi. Un dato che andrà rivisto al rialzo, considerata la dimensione della comunità: gli italiani iscritti all’Aire in Venezuela sono circa 150.000, una delle collettività più numerose al mondo. “Non sappiamo esattamente quello che si troverà sotto le macerie”, ha precisato il ministro.

Sul piano diplomatico, Tajani ha riferito di aver contattato fin dai primi momenti la presidente ad interim Delcy Rodríguez e il ministro degli Esteri venezuelano, offrendo la disponibilità italiana e coordinando l’invio degli aiuti. “Ho dato la disponibilità italiana e subito ci siamo mossi per inviare aiuti”, ha spiegato, aggiungendo che è stato attivato anche “il meccanismo di protezione civile dell’Unione Europea”. Le operazioni vengono monitorate attraverso l’Unità di crisi del Ministero degli Esteri, l’ambasciata italiana a Caracas e i consolati presenti nel Paese.

Le sanzioni Usa sospese fino a ottobre

La risposta degli Stati Uniti ha assunto un carattere più complesso, che intreccia l’emergenza umanitaria con la dimensione politico-diplomatica. Washington ha stanziato 150 milioni di dollari in aiuti al Venezuela: 50 milioni destinati a partner come il Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite e l’International Medical Corps; 100 milioni al fondo comune per il Venezuela dell’Ufficio dell’Onu per il Coordinamento degli affari umanitari (OCHA). Sul piano normativo, il Dipartimento del Tesoro ha concesso una deroga temporanea alle sanzioni economiche in vigore su Caracas, valida fino al 23 ottobre, per consentire transazioni legate esclusivamente agli aiuti d’emergenza.

La nota dell’Ufficio per il controllo degli asset stranieri (OFAC) precisa i limiti della deroga: essa “non include lo sblocco di qualsiasi proprietà bloccata” né “qualsiasi altra transazione o attività proibita” da altri ordini esecutivi. Si tratta, dunque, di una misura chirurgica e temporanea, che lascia intatto il regime sanzionatorio complessivo nei confronti del governo Maduro, sospeso per la sola emergenza.

Il presidente Donald Trump ha fatto riferimento alla situazione venezuelana in un discorso alla Faith and Freedom Coalition, organizzazione di orientamento cristiano conservatore. Le sue parole hanno misto la solidarietà con il Paese colpito a considerazioni di natura geopolitica ed economica. “Stiamo aiutando il Venezuela”, ha detto Trump, ricordando le operazioni militari condotte dal suo governo e aggiungendo: “Abbiamo estratto milioni di barili di petrolio e abbiamo ripagato la guerra molte volte”. Il presidente ha poi descritto il Venezuela come “un paese felice” in cui “la gente è felice” e “ballano per le strade”, un giudizio che contrasta con le testimonianze che giungono dagli ospedali e dalle zone terremotate.

I social sbloccati su richiesta dell’Onu

Una delle decisioni più significative delle ultime ore è la revoca, da parte del governo di Caracas, delle restrizioni sui social media. La misura è arrivata dopo un appello dell’Onu, che giovedì aveva chiesto la rimozione dei blocchi alle piattaforme digitali. Le restrizioni in vigore avevano reso più difficili sia le operazioni di ricerca sia la circolazione delle informazioni tra la popolazione.

I social media – WhatsApp, Facebook e X in primo luogo – sono diventati strumenti centrali nelle attività di ricerca dei dispersi. Numerosi cittadini venezuelani condividono volantini digitali con fotografie e informazioni su familiari di cui si sono perse le tracce. La disponibilità delle piattaforme ha un impatto diretto sulla velocità e sull’efficacia delle operazioni. Il blocco preventivo dei social media è una pratica ricorrente del governo Maduro in occasione di crisi politiche o sociali: la sua revoca in questo contesto risponde a una pressione internazionale difficilmente ignorabile.

Il quadro internazionale

Il coordinamento degli aiuti si sta articolando su più livelli. L’Unione Europea ha attivato il meccanismo di protezione civile, che consente agli Stati membri di mettere a disposizione risorse in modo coordinato. Oltre all’Italia, altri Paesi stanno inviando soccorsi. Le squadre di ricerca e salvataggio operano in condizioni difficili: le scosse di assestamento proseguono, le infrastrutture viarie risultano in parte danneggiate e la distribuzione degli aiuti nelle aree più colpite presenta ostacoli logistici rilevanti.

Sul piano interno, il governo venezuelano dovrà gestire la fase dell’emergenza in un contesto istituzionale già segnato dalla crisi politica prolungata. La presidente ad interim Delcy Rodríguez – sorella del presidente dell’Assemblea Nazionale – guida un esecutivo che non gode di pieno riconoscimento internazionale, ma che in questa circostanza è interlocutore necessario per la distribuzione degli aiuti. La deroga temporanea alle sanzioni statunitensi è un segnale che le emergenze umanitarie possono aprire finestre di pragmatismo anche nei rapporti più tesi.

Il bilancio definitivo delle vittime non è ancora determinabile. Le squadre di soccorso continuano a estrarre sopravvissuti e salme dalle macerie, in uno scenario in cui il numero finale potrebbe essere significativamente più alto di quello comunicato nelle prime ore. La comunità italiana, con i suoi 150.000 iscritti all’Aire, rimane al centro dell’attenzione del governo di Roma, che mantiene aperto il canale diplomatico con Caracas e un monitoraggio costante attraverso le sue sedi consolari.