Coronavirus, ministero: test salivari rapidi non validi per Green pass

Coronavirus, ministero: test salivari rapidi non validi per Green pass
24 settembre 2021

Diminuiscono rispetto a ieri i contagi, i morti, i ricoveri e le terapie intensive. Sono 3.797 (ieri 4061 ), infatti, i nuovi casi di Covid-19 individuati nelle ultime 24 ore in Italia e 52 (ieri 63) i decessi. E’ quanto emerge dall’odierno bollettino del ministero della Salute. Effettuati 277.508 tamponi, emergendo un tasso di positività che sale all’1,36%. Ancora in discesa la pressione ospedaliera: le terapie intensive sono 16 in meno (ieri -8) con 35 ingressi del giorno, e scendono a 489, mentre i ricoveri ordinari sono 97 in meno (ieri -146), 3.553 in tutto. La regione con più casi odierni è la Lombardia con 488, seguita da Sicilia (+464), Veneto (+428), Lazio (+361) e Campania (+348). I casi totali dall’inizio dell’epidemia sono 4.653.696. I guariti sono 5.265 (ieri 5.466) per un totale di 4.419.537. Ancora in calo il numero degli attualmente positivi, 1.527 in meno (ieri -1.476) che scendono a 103.556. In isolamento domiciliare ci sono invece 99.514 persone.

Test salivari rapidi non sono valida alternativa a tamponi

Intanto dopo l’allarme lanciato da Nino Cartabellotta (Gimbe) sulla scuola, e in particolare sulla mancanza di “una strategia di screening sistematico di personale e studenti”, oggi una circolare del ministero della Salute ha dato l’ok ai test salivari per i bambini “nell’ambito di attività di screening”. Se si pensa a un possibile uso di questo tipo di test anche per soggetti fragili, operatori sanitari e Rsa, il ministero ha così chiarito con una circolare.

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 “I test antigenici rapidi su saliva, sulla base delle evidenze disponibili, non sono al momento raccomandati come alternativa ai tamponi oro/nasofaringei, in quanto non raggiungono i livelli minimi accettabili di sensibilità e specificità. Inoltre, i test antigenici su matrice salivare sono al momento esclusi dall`elenco comune europeo dei test antigenici rapidi validi per ottenere la Certificazione verde COVID-19”. Il documento, firmato dal direttore generale della Prevenzione del ministero della Salute, Gianni Rezza, ribadisce che “il test molecolare su campione respiratorio nasofaringeo e orofaringeo resta, tuttora, il gold standard internazionale per la diagnosi di COVID-19 in termini di sensibilità e specificità”.

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Decrescita in tutta Europa, in Italia più sostenuta

“Abbiamo avviato un’analisi con modelli e studi provenienti da tutto il mondo sull’aumento del rischio in relazione all’aumento dei posti, ma baseremo il nostro parere anche sui dati che ci sta fornendo l’Istituto superiore di Sanità e i numeri che ci fornirà il sottosegretario Vezzali- anticipa Ciciliano”. “Tuttavia l’aumento della capienza ora dipende anche dal green pass, cosa che in precedenza, sia per i trasporti, parere dell’autunno 2020, che per il riempimento dei teatri, di aprile 2021, non vi poteva essere”, spiega il componente del Cts. “Sulla base di tutto questo il ministro ci ha chiesto di verificare se ampliare la capienza. Due elementi impatteranno sulle nostre analisi, gli stadi e le scuole, perché nel primo caso la modalità di aggregazione sono diverse rispetto al teatro o ai cinema. Rispetto alle scuole, che impattano a livello complessivo, ci sarà da attendere qualche giorno perché non tutte hanno iniziato le lezioni in presenza dieci giorni fa”.

Rispetto alla terza dose, Ciciliano precisa: “Qualora dovessimo decidere noi, secondo il mio parere, dovremmo valutare un dato che ancora non abbiamo, ovvero sulla qualità degli anticorpi circolanti nell’individuo. La qualità anticorpale, se in grado o meno di proteggere adeguatamente la persona, è un elemento ancora fuorviante”, sottolinea. “Dobbiamo ancora aspettare le autorità regolatorie: se Ema ed Aifa si orientano verso la terza dose, procederemo in tal senso. Anche perché- precisa Ciciliano- la questione della terza dose sta uscendo erroneamente dall’ambito scientifico”.

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“E’ in atto una decrescita in tutta Europa e in Italia c’è una decrescita più sostenuta. La curva sta scendendo, dato confortato dai dati dei Comuni in cui si è presentato almeno un caso: il numero è infatti in diminuzione. Anche nelle fasce di età più giovani c’è una situazione di decrescita, eccetto in quella 0-9 anni”. A dirlo è Silvio Brusaferro, presidente dell’Istituto superiore di Sanità e portavoce del Cts, intervenendo alla conferenza stampa della cabina di regia sull’epidemia da Covid-19 in corso al ministero della Salute. “L’Rt rimane abbastanza stabile e la proiezione è che vi rimanga, così l’Rt ospedaliero”, aggiunge il presidente Iss. “Questo si traduce in un quadro in cui RT è ovunque inferiore a 1, con qualche piccola eccezione e dati instabili in aree molto piccole. Continua a crescere l’età mediana dei positivi, 39 anni; 60 anni per il primo ricovero; 64 per la terapia intensiva e l’età media dei decessi è 79 anni. Continua anche la lieve decrescita sulle fasce di età più giovani- spiega Brusaferro- la fascia 0-12 anni resta stabile, ma noi continuiamo a monitorizzare per le prossime settimane. Tra i 3 e gli 11 anni la stabilizzazione del numero dei casi è più marcata ma non scende”.

Rispetto all’incidenza Brusaferro spiega che “non c’è alcuna Regione sopra i 50 casi ogni 100mila abitanti, un dato positivo perché ci consente di fare un migliore tracciamento. In questa fase, inoltre, con questo tipo di dati, non vi è alcuna Regione che supera il 15% della saturazione delle aree mediche”. Relativamente ai vaccini, il presidente Iss dichiara che “continua a crescere il numero di somministrazioni soprattutto nelle fasce più giovani, che hanno potuto accedervi solo recentemente” ma ricorda che “c’è un 15-16% di persone che non hanno iniziato il ciclo vaccinale, questo significa milioni di persone. I dati di protezione del vaccino si confermano- sottolinea Brusaferro- con una percentuale altissima, al 94% di protezione contro ospedalizzazione e decesso”. “A livello complessivo- conclude Brusaferro- tutti gli indici di trasmissibilità indicano un valore sotto la soglia epidemica e questo si accompagna alla continua diminuzione dei posti letto in area medica e in intensiva. Tutte le Regioni sono quindi a rischio basso”.

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