Dopo il voto arriva la “manovrona”

28 aprile 2014

Un dato certo c’è. Il governo deve trovare 14 miliardi per finanziare l’operazione 80 euro anche per l’anno prossimo. Così era scritto nelle tabelle che erano state diffuse dallo stesso governo sul suo sito, 5 dovrebbero provenire dalla riduzione di acquisti di beni e servizi, 3 dalla lotta all’evasione, 2 dalla sobrietà (costi della politica), e uno rispettivamente dalle agevolazioni alle imprese, dall’Iva delle banche, dall’innovazione e dalle municipalizzate. E non è finita. Perché Renzi ha già promesso che intende intervenire anche a favore degli incapienti, ovvero coloro che hanno un reddito sotto gli ottomila euro lordi l’anno. Costo: un miliardo per il 2014, un miliardo e mezzo e passa per il 2015.

Ci sono poi 3 miliardi che “ballano” dalla legge di Stabilità. È previsto infatti che entro gennaio 2015 il presidente del Consiglio debba definire una correzione dei conti per quell’importo per l’anno prossimo che salirà a sette per il 2016. Altro capitolo è il pareggio di bilancio. Il governo ha ufficialmente chiesto una maggiore flessibilità all’Ue. Chiudere un occhio per quest’anno significa maggiore rigidità per l’anno prossimo. L’azzeramento del deficit strutturale vuol dire trovare per l’anno prossimo altri cinque miliardi.

Ci sono poi i finanziamenti a politiche invariate, è il caso delle missioni internazionali. Se il governo vuole proseguire con questo tipo di intervento, che viene finanziato anno per anno, deve trovare i soldi. Oppure c’è il caso più delicato e urgente della cassa integrazione in deroga. Per l’anno in corso bisogna già trovare circa un miliardo, inoltre l’accenno di ripresa in corso non porterà presto un miglioramento dell’occupazione. Per l’anno prossimo si prevede di dover scovare altri sei miliardi.

Vi è poi la minor crescita del prodotto interno lordo. Il governo precedente aveva previsto una salita dell’1,1%. L’esecutivo attuale prevede che il pil si fermerà a quota 0,8. Minor crescita significa anche minor gettito, presumibilmente per qualche altro miliardo di euro. In breve il conto è fatto. Il governo Renzi sarà costretto a mettere mano a una manovra piuttosto dura in autunno. Probabilmente da 20 miliardi. Repubblica ieri calcolava da 25. Di sicuro nei piani alti della politica è scattato l’allarme visto che questo è stato l’argomento principale del colloquio tra Napolitano e il ministro Padoan prima della firma del decreto.

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A che cosa andiamo incontro? È presto per dirlo ma qualcosa si può immaginare. Il Tesoro infatti aveva previsto una serie di tagli a enti organismi e riorganizzazioni alle amministrazioni. Un piano che poi è stato sfilato dal provvedimento Irpef perché in parte impopolare e “pericoloso” per il premier in vista delle Europee. Ma dopo, quando le urne saranno chiuse…(Il Tempo)

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