Golpe in Sudan, si dimette dopo 30 anni al-Bashir. Nasce governo militare di transizione

11 aprile 2019

Dopo 30 anni al potere il presidente sudanese Omar al-Bashir avrebbe rassegnato le dimissioni dall’incarico in seguito a un golpe di Stato. Già l’agenzia locale Baj, rilanciata dalla russa Tass, anticipa la soluzione in via definitiva della nascita di un Consiglio militare di transizione guidato dal vice presidente e ministro della difesa Awad Mohamed Ahmed Ibn Auf al potere a Khartoum per un anno.

E’ atteso a breve una dichiarazione dei militari alla televisione di stato dove l’esercito ha fatto irruzione. Mentre le strade di Khartoum sono presidiate dai militari. Lo scorso febbraio Bashir aveva nominato Awad Mohamed Ahmed Ibn Auf, già a capo dell’intelligence e capo di stato maggiore, vice presidente. Dal 2010 Auf aveva lavorato nel corpo diplomatico e dal 2015 era stato ministro della difesa. E’ stato a lui, sottolinea la Tass, a opporsi all’uso della violenza contro i manifestanti anti Bashir in questi mesi di proteste.

Tutto s’è sviluppato iniziando dalla chiusura dell’aeroporto di Khartoum, dopodiché, membri dell’esercito hanno circondato il palazzo presidenziale, dando il via a un colpo di Stato in Sudan. Per circa una settimana migliaia di persone sono scese in strada nella capitale Khartoum per chiedere le dimissioni di Bashir. Si sono radunati fuori dal quartiere generale dell’esercito, che ospita anche la residenza di Bashir e il ministero della Difesa. Il premier sudanese Mohamed Tahir Ayala è stato arrestato a Khartoum insieme a più di un centinaio di altri esponenti dell’entourage di Omar al Bashir, il presidente che questa mattina è stato costretto a dimettersi.

Leggi anche:
Francia, il Senato approva l'estensione del pass con modifiche

Lo stesso Bashir sarebbe agli arresti domiciliari, anche se non vi è alcuna conferma e se altre fonti indicano che l’ex presidente potrebbe aver già lasciato il paese. L’emittente televisiva al Hadath ha invece reso noto che l’aereo con cui il presidente avrebbe voluto lasciare Khartoum questa mattina per rifugiarsi in un paese vicino al Sudan è stato bloccato a terra dai militari. Fra gli alti funzionari arrestati, il comandante della Guardia repubblicana e l’ex ministro della difesa Abdel Rahim Mohammed Hussein, il leader del partito di potere del Congresso nazionale, Ahmed Haroun, e l’ex vice presidente Ali Osman Taha. Le proteste sono iniziate a dicembre e hanno rappresentato la più grande sfida in tre decenni per il governo dal pugno di ferro di Bashir.

4 MESI PER CADUTA BASHIR

Innescate dall’aumento del prezzo del pane e dei generi alimentari di base, le proteste sudanesi si sono trasformate in una valvola di sfogo per un malcontento diffuso che ha portato alla fine del regime trentennale del presidente Omar al-Bashir.

– LE PROTESTE DEL PANE: Per la prima volta, il 19 dicembre a centinaia si riversano nelle strade di Atbara e di altre cittadine per protestare contro il prezzo triplicato del pane. Le manifestazioni avvengono in contemporanea con il ritorno in patria del principale leader dell’opposizione, ex premier Sadiq al-Mahdi, spodestato dal colpo di Stato di Bashir nel 1989

Leggi anche:
Coronavirus, Figliuolo: l'obiettivo è tutti a scuola in presenza

– PRIMI SCONTRI, PRIME VITTIME: All’indomani, le proteste si diffondono nel Paese, con i manifestanti che inneggiano a “liberta’, pace e giustizia” e chiedono “la caduta del regime”. La polizia cerca di disperdere la folla e ci sono i primi scontri: in 8 vengono uccisi. Nei giorni seguenti le truppe vengono dispiegate a Khartoum e altrove, mentre dal presidente arriva una promessa di “reali riforme”.

– LA RESISTENZA DI BASHIR: Nonostante il protrarsi delle manifestazioni, Bashir non accenna a vacillare, anzi risponde alla richiesta di un “nuovo regime” con il licenziamento del ministro della Salute messo alla gogna per l’aumento dei prezzi delle medicine. E alle proteste contro di lui contrappone una manifestazione di sostegno a Khartoum.

– GLI APPELLI COMUNITA’ INTERNAZIONALE: La comunita’ internazionale esorta il Sudan a rispettare i diritti dei manifestanti, Human Rights Watch diffonde dei video che documentano la violenza delle forze di sicurezza. A fine febbraio, diversi attivisti dell’opposizione vengono arrestati mentre i dimostranti marciano sul palazzo presidenziale. Bashir reagisce il 22 febbraio dichiarando lo stato di emergenza, sciogliendo i governi provinciale e federale e nominando esponenti dell’esercito e dell’intelligence come governatori. Qualche giorno piu’ tardi passa i poteri come leader del national Congress Party (Ncp) al suo vice.

– SIT-IN DAVANTI AL QUARTIER GENERALE ESERCITO: Le proteste a marzo sono meno costanti ma il 6 aprile in migliaia di nuovo scendono in piazza a Khartoum arrivando per la prima volta fuori dal quartier generale delle forze armate cantando ‘un esercito, un popolo’. Viene allestito un campo e il sit-in prosegue nonostante i tentativi della polizia di disperderli. Dopo tre giorni, gli agenti decidono di seguire la linea dell’esercito di non-intervento. L’11 aprile, al sesto giorno di sit-in, Bashir si dimette, i membri del governo vengono arrestati e l’esercito annuncia la formazione di un consiglio militare di transizione che governera’ il Paese.

Leggi anche:
Al via il processo vaticano sull'immobile di Londra, cardinale Becciu imputato
Segui ilfogliettone.it su facebook

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Se avete correzioni, suggerimenti o commenti scrivete a redazione@ilfogliettone.it



Commenti