I robot cinesi migliorano la corsa, ma dopo il traguardo devono ancora imparare a frenare
La seconda edizione della competizione ha riunito macchine di università e aziende di sedici Paesi. Il risultato più rapido è arrivato dal prototipo del Beijing Humanoid Robot Innovation Center.
La Cina porta ai Giochi mondiali dei robot umanoidi una sfida che supera il confine dello spettacolo: a Pechino due macchine hanno corso i cento metri in meno di 9,58 secondi, battendo il record di Usain Bolt. Tiangong Ultra ha chiuso in 9,39 secondi, mentre un robot prodotto da Honor ha fermato il tempo a 9,47. La seconda edizione dei World Humanoid Robot Games si è conclusa il 26 agosto con oltre duemila robot in gara, prodotti da università e aziende di sedici Paesi, ma per il 96 per cento cinesi.
Una manifestazione diventata quattro volte più grande
Rispetto alla prima edizione, il numero dei robot è quadruplicato e quello degli eventi è raddoppiato. Il programma comprendeva 51 competizioni, circa trenta delle quali ispirate alle discipline sportive umane. Le altre prove chiedevano alle macchine di eseguire compiti di precisione e coordinamento, come mettere in ordine libri oppure servire cibo e bevande in un ristorante.
La formula dei Giochi rende visibile la rapidità con cui si sta sviluppando l’industria cinese dei robot umanoidi. Le macchine vengono sottoposte non soltanto a prove di movimento, ma anche a esercizi che richiedono capacità di manipolazione, equilibrio e interazione con oggetti e ambienti progettati per l’attività umana.
Il confronto con la prima edizione consente di misurare il salto compiuto in appena un anno. Nel 2025 il miglior tempo sui cento metri era stato di 21,50 secondi, mentre sui quattrocento metri il record era di un minuto e 28 secondi. Nella nuova competizione diversi robot hanno ridotto sensibilmente quei tempi.
Il primato di Bolt è già stato superato
Il risultato più significativo è arrivato dai cento metri. Tiangong Ultra, realizzato dal Beijing Humanoid Robot Innovation Center, ha completato la gara in 9,39 secondi. Un altro robot, prodotto da Honor, ha corso in 9,47 secondi. Entrambi hanno quindi fatto meglio dei 9,58 secondi con cui Usain Bolt stabilì nel 2009 il record mondiale umano della distanza.
Il dato va letto però nel contesto di una competizione tra macchine e non come un confronto diretto con l’atletica umana. La prestazione misura soprattutto i progressi nella locomozione robotica: capacità di mantenere l’equilibrio durante la corsa, coordinamento degli arti, controllo del movimento e gestione della velocità.
Il risultato mostra anche quanto sia cambiato il livello tecnico rispetto alla precedente edizione. Nel giro di un anno il tempo migliore è passato da oltre 21 secondi a meno di dieci. La crescita della prestazione non riguarda dunque soltanto il numero dei partecipanti, ma anche le capacità raggiunte dai modelli più avanzati.
La velocità non basta per controllare la macchina
La prova dei cento metri ha però evidenziato un limite ancora evidente. Tagliato il traguardo, la maggior parte dei robot non è riuscita a fermarsi autonomamente. Gli organizzatori hanno dovuto predisporre barriere imbottite alcuni metri oltre la linea di arrivo per evitare che le macchine proseguissero la corsa senza controllo.
Anche i due robot che hanno superato il record di Bolt hanno mostrato questo problema. Dopo la gara, sia la macchina di Honor sia Tiangong Ultra sono stati trasportati via in barella. L’immagine sintetizza la distanza ancora esistente tra una prestazione spettacolare e una tecnologia capace di gestire in autonomia tutte le fasi del movimento.
La frenata richiede infatti un controllo altrettanto preciso dell’accelerazione. Una macchina che raggiunge velocità elevate deve prevedere la decelerazione, mantenere l’equilibrio e correggere il movimento in tempo reale. È uno dei passaggi che separano una dimostrazione di potenza da un sistema realmente affidabile in un ambiente quotidiano.
Dallo sport ai compiti quotidiani
I Giochi non si sono limitati alla corsa. Le prove hanno coinvolto calcio e altre discipline sportive, ma anche attività più vicine agli impieghi commerciali dei robot umanoidi. In alcuni eventi le macchine hanno dovuto sistemare libri, mentre in altri hanno servito cibo e bevande in un ristorante.
È questa seconda dimensione a spiegare l’interesse industriale della manifestazione. La capacità di correre è facilmente misurabile e spettacolare, ma un robot destinato a lavorare deve saper manipolare oggetti, muoversi in spazi progettati per gli esseri umani e compiere sequenze di azioni senza perdere stabilità.
La crescita della competizione riflette quindi quella di un settore nel quale la Cina ha assunto un ruolo centrale. Università e imprese straniere erano presenti, compresa l’Italia, ma la quota cinese del 96 per cento indica la concentrazione della produzione e della ricerca nel Paese organizzatore.
Una vetrina per l’industria cinese
La seconda edizione dei World Humanoid Robot Games ha così assunto una doppia funzione: competizione tecnologica e vetrina industriale. Il numero dei partecipanti, quadruplicato rispetto all’anno precedente, e l’aumento delle prove mostrano l’ampliamento del settore; i risultati nella corsa indicano invece il miglioramento delle prestazioni dei modelli più avanzati.
Restano però differenze importanti tra una prova controllata e l’impiego quotidiano. In una gara gli spazi, le regole e le condizioni operative sono definiti in anticipo. Nella vita reale un robot deve reagire a ostacoli, persone, superfici e situazioni impreviste, oltre a fermarsi quando necessario.
Il dato più significativo uscito da Pechino è quindi doppio: i robot umanoidi hanno raggiunto velocità che fino a poco tempo fa sembravano fuori dalla loro portata, ma la stessa gara ha mostrato che il controllo completo del movimento resta una delle sfide centrali dello sviluppo della tecnologia.
