Israele, no alla tregua. La guerra a Gaza continua

26 luglio 2014

Il gabinetto di sicurezza israliano ha respinto la bozza di proposta di tregua avanzata dal segretario di Stato americano John Kerry, perché vuole modifiche al testo. Lo hanno reso noto fonti del governo aggiungendo che la riunione prosegue. Gli Stati Uniti hanno proposto una bozza di accordo che attende la risposta di entrambe le parti: una settimana di stop ai combattimenti, che comincerebbe nel fine settimana – in coincidenza con la festa dell’Eid al-Fitr che segna la fine del Ramadan, il mese del digiuno. Durante il cessate il fuoco si lavorerebbe a una tregua più duratura e comprensiva. Durante la sospensione temporanea delle ostilità, l’Esercito israeliano rimarrebbe all’interno della Striscia per continuare a localizzare e distruggere i tunnel. Una volta entrato in vigore l’eventuale cessate-il-fuoco ampliato, Israele e Hamas dovrebbero sedersi a un tavolo negoziale per definire un’ipotesi di intesa più vasta. Il leader del gruppo radicale palestinese, Khaled Meshaal, ha affermato di volere sì la tregua ma con la fine del blocco a Gaza. La principale richiesta di modifica alla bozza Kerry avanzata da Israele era già nota da stamane: poter continuare – a tregua in corso – nell’opera distruzione dei tunnel che dall’interno della Striscia di Gaza portano, superando le barriere esistenti lungo il confine, nel territorio israeliano. Tunnel da cui negli ultimi giorni sono usciti in missione suicide o per rapire qualche civile, diversi miliziani.

Diplomazia al lavoro ma il conflitto continua. Oggi nella piccola enclave sono continuati i raid aerei da parte d’Israele, dove nel frattempo sono risuonate a più riprese le sirene d’allarme. Hamas ha anche lanciato tre razzi contro l’aeroporto di Tel Aviv, intercettati ma che hanno costretto a rinviare l’atterraggio e a girare in circolo sopra allo scalo un volo di linea canadese. Mentre l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha chiesto un corridoio umanitario per evacuare i feriti e far entrare beni di prima necessità a Gaza, la situazione è diventata molto tesa anche in Cisgiordania. Almeno cinque palestinesi sono stati uccisi tra Hebron e Nablus: uno è rimasto vittima dei colpi di arma da fuoco sparati da alcuni coloni, la cui auto era stata presa a sassate. Due avevano invece perso la vita e duecento erano rimasti feriti, alcuni in modo gravissimo, negli scontri notturni avvenuti a Qalandiya, durante una marcia di protesta tra Ramallah e Gerusalemme Est. Le fazioni palestinesi hanno proclamato la ‘Giornata della Collera’ e la polizia ha vietato ai maschi sotto i 50 anni di avvicinarsi alla moschea di al-Aqsa.

Il bilancio delle vittime continua a salire. Al diciottesimo giorno di combattimenti tra Hamas e Israele le vittime palestinesi sono ormai almeno 815, in gran parte civili, e 35 quelle israeliane, tra cui 33 soldati l’ultimo dei quali ucciso in mattinata, più un bracciante thailandese: eppure, all’indomani della strage di donne e bambini nella scuola gestita dall’Onu a Beit Hanoun, la diplomazia non riesce a trovare la quadra. Kerry, che nelle ultime ore ha avuto una maratona di contatti con tutti gli attori regionali vicini ad Hamas, ha visto di nuovo Ban Ki-moon e il ministro degli Esteri egiziano.

 

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