Nel Conte 2, otto renziani ma brucia assenza Toscana. Regioni, prove Pd-M5s

Nel Conte 2, otto renziani ma brucia assenza Toscana. Regioni, prove Pd-M5s
Matteo Renzi
13 settembre 2019

I renziani ottengono cinque incarichi di sottogoverno che, sommati a tre ministri, fanno otto esponenti nel governo Conte II. Eppure l’area che fa capo all’ex segretario non rinuncia a pungolare la segreteria accusata di voler consumare una “vendetta contro Renzi”. Motivo dell’alzata di scudi, a scorrere le dichiarazioni, sarebbe la mancata rappresentanza della Toscana, regione del leader e della gran parte dei suoi fedelissimi, nella compagine di governo. Simona Bonafe’, Francesco Bonifazi e il sindaco di Firenze, Dario Nardella, utilizzano tutti lo stesso argomento: “Per vendicarsi della stagione renziana il Pd cancella la Toscana”. Accuse che arrivano ai dirigenti della maggioranza dem i quali, pero’, non intendono cadere nell’errore di scendere sullo stesso terreno della minoranza interna.

“C’e’ un lavoro profondo da fare con la nuova squadra di governo, ora pensiamo al Paese”, e’ il ragionamento che viene fatto. Anna Ascani viceministro dell’istruzione, Alessia Morani sottosegretaria al Ministero dello Sviluppo Economico, Simona Malpezzi ai Rapporti con il Parlamento, Ivan Scalfarotto al ministero degli Esteri, Salvatore Margiotta alle Infrastrutture e Trasporti. A questi si aggiungono Teresa Bellanova, ministra delle politiche Agricole, Elena Bonetti, ministra delle Pari Opportunita’ e della famiglia e, seppure con sfumature diverse rispetto ai renziani duri e puri, Lorenzo Guerini, ministro della Difesa.

“Otto incarichi, nessun toscano. Si sono censurati da soli”, ironizza un dirigente dem che sottolinea anche come la composizione della squadra di governo targata Pd sia stata “concordata” con l’area renziana dalla quale, all’inizio delle trattative, erano stati fatti i nomi di Anna Ascani, Luigi Marattin, Roberto Cociancich, Emanuele Fiano, Simona Malpezzi, Salvatore Margiotta, Dario Stefano. Sei contro i cinque che sono stati nominati, certo. Ma nemmeno tra questi sei c’era il nome di un toscano.

La maggioranza Pd e’ comunque decisa a non lasciarsi trascinare in polemiche interne anche perche’, per restare sulle regioni, tra poco piu’ di un mese si vota in Umbria, la prima delle regioni che andra’ alle urne in autunno. L’idea lanciata da dario Franceschini e’ quella di stipulare alleanze con il M5s per far fronte alla destra, ma Luigi Di Maio e’ cauto su questo punto. In primo luogo perche’ lo statuto non permette alleanze con forze che non siano civiche. In secondo luogo, il capo politico del M5s vuole vedere come si comportera’ il Pd ai primi provvedimenti targati Cinque Stelle, come il taglio dei parlamentari.

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Intanto, pero’, i due posti vacanti alla Regione Lazio lasciati da Lorenza Bonaccorsi e Gian Paolo Manzella, che lunedi’ giureranno da sottosegretari, potrebbero aprire le porte della giunta ai pentastellati del Lazio. Laura Lombardi ha gia’ stretto un patto di legislatura con Nicola Zingaretti su sette punti qualificanti del programma del Lazio. Qualcosa di simile a quanto avvenuto tra Pd e M5s a livello nazionale con la differenza che Lombardi non ha voluto portare il movimento nella giunta. Le cose potrebbero percio’ cambiare a breve, anche alla luce delle parole di Lombardi: allearsi con i dem alle regionali? “Se ne puo’ parlare. Ma e’ chiaro che non ci scioglieremo nel Pd”.

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