Verso la direzione Pd: Letta ribadirà linea su guerra e alleanze

Verso la direzione Pd: Letta ribadirà linea su guerra e alleanze
Enrico Letta
17 maggio 2022

Saranno soprattutto i referendum ad animare la direzione Pd di oggi, perché alla viglia della campagna elettorale per le amministrative nessuno ha intenzione di aprire discussioni sugli altri temi `caldi’, a cominciare dal rapporto con M5s. Enrico Letta ribadirà la linea seguita nelle scorse settimane, sia sulla guerra, sia sul governo da difendere, rilanciando il “campo largo” ma anche chiedendo di evitare polemiche e ribadendo l’apertura al proporzionale, che di fatto risolverebbe il problema dell’alleanza forzata con un Giuseppe Conte sempre più in versione `5 stelle delle origini’. Il problema, appunto, sarà evitare che ci si divida sui referendum, fermo restando che l’orientamento è quello di portare il partito a pronunciare 5 no ai quesiti di Matteo Salvini.

Letta, innanzitutto, ricorderà che le politiche si giocheranno sui temi sociali e che, causa guerra, l’economia rischia una nuova recessione. Per questo insisterà sulla necessità di evitare il conflitto sociale, chiedendo al governo un altro sforzo dopo il `Dl aiuti’. La parola d’ordine, per Letta, deve essere una: lavoro. Sul conflitto in Ucraina il segretario risponderà a Conte, sia pure senza cercare la polemica. Nel merito, però ribadirà il sostegno alla “linea Draghi-Guerini-Di Maio”, un modo per dire che anche un pezzo di M5s si è intestato la linea del sostegno all’Ucraina, invio di armi compreso. E su questo punto in particolare, Letta si dirà di nuovo pronto a una nuova conta in parlamento, “non abbiamo paura del voto”, ripete il leader Pd. Legittimo porre domande di fronte al dramma della guerra, per il segretario, ma con la convinzione che il Pd ha una “classe dirigente adulta” e che è stata sposata la posizione più giusta, anche se a rischio impopolarità. Letta, poi, insisterà sulla necessità di una iniziativa europea per facilitare un percorso che porti verso la pace.

Leggi anche:
Azzolina lascia M5s e va con Di Maio: "il Movimento non esiste più"

Altro punto della relazione del segretario sarà quello sui diritti civili, per chiedere uno scatto negli ultimi mesi della legislatura sulla tutela Lgbtq+, sul fine vita, lo `ius scholae’. Un vero appello alle altre forze politiche perché l’Italia dimostri di “non essere l’Ungheria”. E, appunto, Letta confermerà nonostante tutto il quadro delle alleanze: un fronte democratico e progressista contro “la peggiore destra di sempre”. Anche oggi, del resto – a Parma – il leader Pd ha ribadito la sua convinzione: “Il campo largo si può fare”. Sarà forse, difficile, dirà, ma in gioco c’è il futuro della democrazia. Le altre aree del partito, anche quelle più insofferenti verso il ritorno alle origini dei 5 stelle, non sembrano intenzionate a dare battaglia. Per Base riformista ieri è stato Alessandro Alfieri a fissare dei paletti, “ma non andremo oltre questo”, assicura più di un esponente dell’area guidata da Lorenzo Guerini, che certo non ha intenzione di creare ulteriori problemi al governo. “Col M5s noi vogliamo costruire un percorso – ha detto Alfieri – ma c’è un linea rossa che non va oltrepassata. E’ giusto che ognuno marchi la propria posizione politica, ma non a detrimento dell’azione di governo. Serve un patto molto chiaro”.

La parte più delicata, appunto, sarà sui referendum. L’orientamento prevalente è quello dei 5 no ai quesiti di Salvini, anche se una parte del partito vorrebbe invece una posizione meno rigida almeno su tre quesiti: quello sul voto avvocati nei consigli giudiziari, sulla raccolta di firme dei togati per le candidature e poi sul passaggio delle funzioni. Letta spiegherà di nuovo che per lui è il Parlamento il luogo per dare le risposte su questi temi, cosa che sta avvenendo grazie alla riforma Cartabia. In pratica, sull’abolizione della Severino e sulla custodia cautelare il Pd dirà due no convinti, mentre gli altri tre quesiti li considera di fatto assorbiti dalla riforma Cartabia e, per questo, l’indicazione sarà comunque di dire no al referendum, anche per evitare di delegittimare il lavoro svolto dalle Camere. Una posizione che, però, non prevederà `scomuniche’ per chi vorrà assumere posizioni diverse, proprio in considerazione delle sensibilità diverse nel partito su questi temi.

Leggi anche:
Ballottaggi, da Verona a Catanzaro test partiti su nuovi sindaci
Segui ilfogliettone.it su facebook
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Se avete correzioni, suggerimenti o commenti scrivete a redazione@ilfogliettone.it


Commenti