Papa a sorpresa da Becciu, “gesto di paternità” prima di Pasqua

Papa a sorpresa da Becciu, “gesto di paternità” prima di Pasqua
Angelo Becciu e papa Francesco
1 aprile 2021

Quando era Sostituto agli affari generali della Segreteria di Stato, il giovedì santo Angelo Becciu riceveva a casa sua papa Francesco e gli permetteva così di pranzare con alcuni “semplici” preti di Roma: momento d’informalità per Jorge Mario Bergoglio nonché occasione propizia per individuare collaboratori di fuori della cerchia della Curia romana (l’attuale cardinale vicario di Roma Angelo De Donatis, per fare un esempio, conobbe il vescovo di Roma in una di queste occasioni). Ma la visita compiuta oggi da Bergoglio a casa Becciu non c’entra nulla: il porporato è stato bruscamente licenziato dal papa solo pochi mesi fa. Era il 24 settembre a sera, e la sala stampa vaticana si limitò a comunicare che Becciu aveva rinunciato all’incarico di prefetto della congregazione per le Cause dei santi nonché ai “diritti connessi al cardinalato”: fuori da un futuro Conclave, insomma, senza perdere anche i “doveri” del ruolo, ad esempio l’obbligo al silenzio sub secreto pontificio.

La sanzione, già di per sé, era enorme: prima di Becciu, nella storia moderna della Chiesa, solo Keith Michael Patrick O`Brien (2015), aveva subito, per comprovati abusi sessuali, una simile sanzione, e – ancor più grave – solo Theodore McCarrick (2019) e Louis Billot (1927) erano stati addirittura espulsi dal collegio cardinalizio, l’uno per abusi sessuali e l’altro per un insanabile conflitto teologico-politico con Pio XI. Che aveva fatto Becciu di così grave? Fu lo stesso porporato sardo a fornire la sua versione – l’unica ufficiale da allora – in una irrituale conferenza stampa convocata il giorno dopo a pochi passi da San Pietro (non in sala stampa vaticana): “Fino alle 18.02 di ieri mi sentivo amico del Papa, fedele esecutore del Papa, e poi parlando il Santo Padre mi dice che non ha più fiducia in me. Mi ha raccontato che ha ricevuto una segnalazione dei magistrati che avrei commesso un atto di peculato”. Al centro delle indagini dei magistrati vaticani c’era – e c’è ancora – la compravendita truffa di un immobile a Londra all’epoca in cui Becciu era Sostituto agli affari generali, ossia potente numero tre della Segreteria di Stato vaticana. Ma le contestazioni a Becciu – almeno quelle che il papa gli ha riferito e che egli ha riferito alla stampa – riguardavano alcuni versamenti che il cardinale aveva fatto ai suoi fratelli, vicenda raccontata pochi giorni dopo dall’Espresso.

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Il cardinale ha sempre protestato la propria innocenza, anche quando sui giornali, e in particolare sul Giornale, è emerso che al cardinale venivano contestati i reati di peculato (articolo 168 del codice di diritto penale), abuso d’ufficio (articolo 175), interessi privati in atti d’ufficio (articolo 176) e offesa al Re (articolo 122). Una fattispecie di reato, quest`ultima, che ha suscitato una qualche ilarità, visto il termine desueto, ma che si speiga con il fatto che nello Stato pontificio è in vigore il Codice penale italiano in vigore alla nascita dello Stato della Città del Vaticano, che risaliva al 1889: un Codice, promulgato all`epoca in cui Giuseppe Zanardelli era Ministro di Grazia e Giustizia, che non è più vigente in Italia dal 1930. Per il resto, solo notizie tangenziali al caso Becciu. Le indagini sull’immobile di Londra sono andate avanti, senza essere ancora approdate alla celebrazione di un processo. Il papa ha sostituito Becciu alle Cause dei santi con il neocardinale Marcello Semeraro. Francesco ha anche tolto alla Segreteria di Stato l’autonomia della cassa, spostandola sotto l’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica (Apsa).

Dalle mura leonine è filtrata la notizia di un incontro che il papa aveva avuto con Becciu poco dopo la conferenza stampa, poi di una telefonata, poi più niente. Rimasto, su espressa concessione del papa, nel suo appartamento dentro il Vaticano, dei cardinali più potenti della Curia roma era sparito dalla circolazione. Fino a questa sera. Quando il papa ha dato forfait, senza spiegazioni ufficiali, alla messa “in coena Domini” a San Pietro, delegando il decano del collegio cardinalizio, Giovanni Battista Re, a celebrare. E si è recato a casa da Becciu. Celebrando messa, intorno alle 17.30, nella cappella dell’appartamento privato del porporato focolarino. Ancora una volta, come per il suo licenziamento, la comunicazione ufficiale è ridotta all’osso. Uscendo dalla messa, sarebbe stato lo stesso papa, però, ad incoraggiare i (pochi) presenti a far sapere della sua presenza. Cosa che ambienti vicini al cardinale hanno fatto.

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E dopo un primo smarrimento per una notizia apparsa ai più quanto meno sorprendente – siamo comunque nel giorno dei pesci d’aprile – i dubbi si sono diradati. Quanto al significato di questo gesto, la discussione è aperta. Siamo nei giorni tra la Quaresima e la Pasqua: tempo di penitenza, di sacrificio, di misericordia. Le pagine evangeliche della passione raccontano un’umanità segnata dal peccato, un messaggio cristiano che supera la morte. Proprio oggi l’Osservatore Romano ha pubblicato la riproduzione di un quadro che il papa tiene dietro la sua scrivania, Gesù che, sceso dalla croce, abbraccia Giuda, il traditore che si è impiccato. Più prosaicamente, del processo nel tribunale vaticano – o meglio, dei “tronconi”, plurale, processuali – non si sa nulla. Becciu, ufficialmente, rimane cardinale, sì, ma senza i diritti, e senza un incarico. Né la visita papale di oggi, almeno per ora, ha ribaltato la sua condizione. Jorge Mario Bergoglio avrebbe agito con il suo stile: con determinazione, e senza coinvolgere altri nella sua decisione. “Non ho notizie da dare sugli impegni privati del Santo Padre”, commenta una fonte vaticana, “ma non mi sembra strano un gesto di paternità così in un giorno come questo, il Giovedì Santo”. askanews

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