Via libera definitivo a taglio dei parlamentari. Ecco la nuova riforma

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8 ottobre 2019

Via libera definitivo della Camera alla riforma costituzionale che riduce il numero dei parlamentari. I voti a favore sono 553, i contrari 14, e 2 gli astenuti. Hanno votato a favore, oltre alle forze di maggioranza M5s, Pd, Iv, Leu, anche le forze di opposizione, Forza Italia, FdI e Lega. Tra i voti contrari +Europa, e alcuni singoli deputati in dissenso dal loro gruppo. La nuova legge prevede quattrocento deputati a Montecitorio e duecento senatori a Palazzo Madama. Questo il nuovo assetto dell’arco costituzionale disegnato dalla proposta di legge del Movimento 5 stelle sul taglio del numero dei parlamentari, approvato oggi definitivamente in aula alla Camera.

Come per tutti i provvedimenti che modificano la Costituzione, anche il ddl M5s è stato esaminato per almeno quattro volte (anziché due) dalle Camere. L’iter rafforzato viene chiamato ‘navetta’ costituzionale ed è previsto per le sole leggi che modificano la Carta. Quello di oggi è stato il quarto (e ultimo) voto sul testo: i due rami del Parlamento, infatti, lo hanno già rispettivamente esaminato nei mesi scorsi, apportando anche delle lievi modifiche. In Italia – si legge nel dossier del centro studi del Parlamento – il numero dei parlamentari, dopo la revisione costituzionale del 1963, è determinato dalla Costituzione in numero fisso mentre in precedenza era determinato in rapporto alla popolazione.

Da allora, nel corso del dibattito sulle riforme istituzionali, il Parlamento italiano è giunto in più occasioni a deliberare una modificazione del numero dei parlamentari nell’ambito di progetti più ampi di revisione del bicameralismo, senza tuttavia che l’iter della revisione costituzionale trovasse poi definitivo compimento. Non è escluso che prima della promulgazione della legge costituzionale venga indetto il referendum: dal via libera ci sono tre mesi di tempo dalla pubblicazione della Gazzetta ufficiale per poterlo richiedere, possono farlo un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali. La legge sottoposta a referendum non è promulgata – prevede l’articolo 138 della Carta – se non è approvata dalla maggioranza dei voti validi. Nel frattempo, la maggioranza ha raggiunto un’intesa per approvare da qui alla fine della legislatura altre modifiche costituzionali – a partire dalla modifica dell’elettorato attivo e passivo del Senato – e la riforma elettorale.

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TAGLIO DEL 36,5% La proposta di legge costituzionale dispone dunque, per ciascuno dei due rami del Parlamento, una riduzione pari in termini percentuali al 36,5% degli attuali componenti elettivi. A seguito della modifica muterebbe, quindi, il numero medio di abitanti per ciascun parlamentare eletto. Per la Camera dei deputati – spiega il centro studi di Camera e Senato – il rapporto aumenterebbe da 96.006 a 151.210. Il numero medio di abitanti per ciascun senatore cresce, a sua volta, da 188.424 a 302.420 (assumendo il dato della popolazione quale reso da Eurostat).

LE REGIONI Per quanto riguarda Palazzo Madama, il taglio inevitabilmente comporterà la riduzione del numero minimo di senatori eletti per Regione. La proposta di legge M5s individua tale numero minimo alla luce della riduzione a 200 del numero di senatori eletti – in tre senatori per Regione o provincia autonoma, lasciando al contempo immodificata la previsione vigente dell’articolo 57, terzo comma della Costituzione relativa alle rappresentanze del Molise (due senatori) e della Valle d’Aosta (un senatore).

PARLAMENTARI ESTERI Per quanto riguarda gli eletti nella circoscrizione Estero, il numero potrebbe cambiare in questo modo: 8 deputati alla Camera (anziché 12) e 4 senatori al Senato (invece degli attuali 6).

SENATORI A VITA Con la modifica costituzionale si fa chiarezza anche su un tema a lungo dibattuto tra i costituzionalisti, ossia il numero massimo di senatori a vita. L’articolo 3 modifica l’articolo 59 della Carta. in particolare il secondo comma, prevedendo espressamente che il numero di cinque senatori a vita nominati per alti meriti dal presidente della Repubblica, sia il numero massimo riferito alla permanenza in carica. Come detto, la modifica è finalizzata a sciogliere il nodo interpretativo postosi per i senatori a vita, cioè se il numero di cinque senatori di nomina presidenziale sia un “numero chiuso” (quindi non possano esservi nel complesso più di 5 senatori di nomina presidenziale) ovvero se ciascun presidente della Repubblica possa nominarne cinque. Questa seconda possibile interpretazione – spiega il dossier – è stata seguita peraltro solo da due presidenti della Repubblica (Pertini e Cossiga).

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ENTRATA IN VIGORE E COLLEGI L’ultimo capito del ddl sul taglio dei parlamentari riguarda l’entrata in vigore: il nuovo assetto semplificato entrerà a regime alla data del primo scioglimento ‘naturale’ o dalla prima cessazione delle Camere successiva alla data di entrata in vigore della legge costituzionale e comunque non prima che siano decorsi da essa sessanta giorni. La previsione del termine di sessanta giorni serve a “consentire l’adozione del decreto legislativo in materia di determinazione dei collegi elettorali”. La riduzione del numero, infatti, si ripercuote sulla “perimetrazione” degli attuali collegi elettorali, e per questo il Parlamento sta esaminando un ddl a parte per modificare l’assetto dei collegi con un nuovo meccanismo mutevole che cambierà a seconda del numero degli eletti. Per quanto riguarda invece il patto di maggioranza, questo prevede la modifica del Rosatellum bis. La riduzione del numero dei parlamentari – si legge nel documento firmato dai capigruppo M5s, Pd, Leu e Italia Viva – “incide sul funzionamento delle leggi elettorali di Camera e Senato, aggravandone alcuni aspetti problematici, con riguardo alla rappresentanza sia delle forze politiche sia delle diverse comunità territoriali. Conseguentemente, ci impegniamo a presentare entro il mese di dicembre un progetto di nuova legge elettorale per Camera e Senato al fine di garantire più efficacemente il pluralismo politico e territoriale, la parità di genere e il rigoroso rispetto dei principi della giurisprudenza della Corte costituzionale in materia elettorale e di tutela delle minoranze linguistiche”.

ELETTORATO ATTIVO-PASSIVO E PLATEA VOTO COLLE Inoltre, l’altro impegno prevede che “nel corrente mese di ottobre” la maggioranza spingerà “sul progetto relativo all’abbassamento dell’età per il voto per il Senato della Repubblica in corso di esame in quel ramo del Parlamento per equiparare i requisiti di elettorato attivo e passivo di Camera e Senato”. “Ci impegniamo, altresì, a presentare un testo volto a modificare il principio della base regionale per lelezione del Senato e per riequilibrare il peso dei delegati regionali che integrano il Parlamento in seduta comune per l’elezione del Presidente della Repubblica, a partire dall’elezione successiva a quella delle nuove Camere in composizione ridotta”.

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CAMBIO REGOLAMENTI CAMERE, ITER VELOCE DDL GOVERNO La riduzione del numero dei parlamentari implica alcuni interventi sui Regolamenti parlamentari. “Auspichiamo – dicono i capigruppo – un lavoro rapido delle Giunte per il Regolamento di Camera e Senato per riformare i Regolamenti vigenti così da adeguarli in modo efficiente al nuovo numero dei parlamentari, garantendo in entrambi i rami del Parlamento alle minoranze linguistiche di potere costituire gruppi o componenti autonome”. Nel contempo “tale riforma è essenziale per valorizzare il ruolo del Parlamento con interventi tesi ad armonizzare il funzionamento delle due Camere e limitare in maniera strutturale il ricorso alla decretazione d’urgenza e alla questione di fiducia. In particolare si tratta di intervenire anche sulla disciplina del procedimento legislativo allo scopo di dare certezza di tempi alle iniziative del Governo e più in generale ai procedimenti parlamentari, coniugando la celerità dell’esame parlamentare con i diritti delle minoranze”.

IPOTESI SFIDUCIA COSTRUTTIVA Infine, il quarto punto prevede che “per dare piena attuazione al punto 10 del Programma di governo, ci impegniamo ad avviare entro dicembre un percorso che coinvolga tutte le forze politiche di maggioranza, aperto al contributo dei costituzionalisti e della società civile, volto anche a definire possibili interventi costituzionali, tra cui quelli relativi alla struttura del rapporto fiduciario tra le Camere e il Governo e alla valorizzazione delle Camere e delle Regioni per un’attuazione ordinata e tempestiva dell’autonomia differenziata”. Tra gli interventi che potrebbero essere introdotti c’è la cosiddetta sfiducia costruttiva.

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