Zingaretti: mettiamo in discussione sistema delle correnti

Zingaretti: mettiamo in discussione sistema delle correnti
28 settembre 2020

Cambiare il Pd, anche mettendo in discussione il sistema delle correnti. E’ il progetto che il segretario Nicola Zingaretti illustra in una lettera a Tpi, in risposta a Mattia Santori, uno dei fondatori delle Sardine. “Occorre – spiega – una organizzazione nuova al nostro interno. Che privilegi il merito, l’esperienza, la creatività, la disponibilità anche a quei lavori umili e concreti ai quali ogni dirigente, a qualsiasi livello, non dovrebbe mai sottrarsi. Significa mettere in discussione un sistema di correnti a canne d’organo dove si intende racchiudere tutto, lasciando fuori coloro che non si vogliono arruolare. Significa trasformare le correnti in aree creative di pensiero, di cultura, di egemonia progettuale e ideale. Significa capovolgere la piramide, dare ruolo ai territori e agli amministratori, ricollocare gli eletti alle differenti zone del Paese e non ai capi corrente. Significa costruire sedi autorevoli di direzione, riconosciute e di alta qualità, capaci effettivamente di costruire un gruppo dirigente attorno al segretario. Significa guardare a noi stessi, ma anche a un campo più largo di forze che pur mantenendo la loro autonomia, innervino la politica della sinistra e democratica e contino nelle scelte, per evitare che esse affluiscano e defluiscano nella scena politica come onde che non lasciano un segno”.

Ma quel che serve è anche e soprattutto un “lavoro culturale” perché “l’antipolitica è un dato strutturale della società italiana” e “troppi vogliono lasciare il popolo in uno stato di poverta` culturale” mentre “quel popolo non va respinto, ritenuto estraneo; altrimenti si diventa una oligarchia che invoca il riformismo ma realizza nel concreto la disfatta delle nostre idee. Quel popolo va affrontato, in un confronto serrato, in un corpo a corpo paziente ma risoluto, affinché si aprano spazi di dialogo vero, di reciproca conoscenza, di crescita di tutti in una esperienza comune”. “E, – prosegue – una nuova organizzazione così come la battaglia culturale, debbono alimentare la pratica politica. La politica è sempre pratica politica, se vuole evitare di diventare ideologica o improduttiva e astratto posizionamento”. In merito al governo, invece,  Zingaretti sottolinea che “non tutto è andato bene. Rimangono lentezze, distanze tra gli alleati della maggioranza che si è costituita, provvedimenti ritardati e zone non marginali di diffidenza e anche di sofferenza tra i cittadini e settori significativi della società italiana. Ecco perché chiedo una maggiore unità delle forze politiche”.

Zingaretti ripercorre gli avvenimenti degli ultimi mesi con “l’opportunità di dar vita a un governo (con il Movimento 5stelle, Leu e Italia Viva) per fermare quella che allora sarebbe stata una vittoria certa della destra più pericolosa e plumbea tra quelle d`Europa”, poi “la prova tremenda della pandemia” e “la necessità di ricostruire un rapporto con l`Europa e di mettere in campo politiche economiche e sociali d`emergenza e di prospettiva” fino ad arrivare alle “elezioni regionali che sembravano fino alla vigilia destinate alla nostra sconfitta e che il Pd, al contrario, troppo spesso da solo, ha vinto nelle tre regioni più significative e popolate”. Adesso, “dopo l`emergenza – conclude – occorre ricostruire. E per ricostruire ci vuole sincerità e visione unitaria sui compiti che ci aspettano. Naturalmente in un pluralismo di idee e nella differenza tra i partiti che governano; i quali, tuttavia, non si possono sentire avversari piuttosto che solidali in un`impresa comune”.

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