Conte punta a ridurre tasse classe media. Poi attacca Salvini: sua leadership insidiosa

28 dicembre 2019

Riforma dell’Irpef per abbassare la pressione fiscale soprattutto alla classe media; risultati importanti dalla lotta all’evasione fiscale; debito pubblico elevato ma sostenibile, a patto che ci sia un progetto politico credibile per i mercati; fiducia sull’esito dei dossier relativi all’ex Ilva, alla Popolare di Bari e all’Alitalia. Dopo l’approvazione della legge di bilancio per il 2020 il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, guarda avanti anche sui dossier economici. Per quella che nella conferenza stampa di fine anno ha definito “la maratona di tre anni” che ha davanti a sé il governo, Conte considera tra i prossimi impegni dell’esecutivo la riforma dell’Irpef. Archiviando definitivamente la flat tax, cavallo di battaglia di Matteo Salvini, perché “riteniamo che si debba rispettare il principio della progressività”, Conte si sofferma sulla riforma dell’Irpef. “Pensiamo alla semplificazione degli scaglioni – ha spiegato il premier – e ad abbassare la pressione fiscale, rimodulandola soprattutto a favore della classe media”. Conte ha escluso che all’ordine del giorno del governo ci siano ipotesi di rimodulazione dell’Iva mentre ha posto l’accento sulla lotta all’evasione fiscale da cui “mi aspetto molto”. Il premier ha risposto per circa tre ore alle domande dei giornalisti nella tradizionale conferenza stampa di fine anno, da Villa Madama.

Guardando alla situazione dei conti pubblici, il premier ha assicurato che il debito italiano, pur essendo elevato, è sostenibile perchè “i fondamentali dell’economia sono solidi”. Va poi considerato che, a diversamente da quanto avviene “nei Paesi dirimpettai” (il pensiero corre alla Francia), il nostro debito “è in gran parte in mano italiana e questo fa molta differenza”.
Per la sostenibilità del debito, ha poi precisato, gioca un ruolo di primo piano “la credibilità politica. Se l’Italia non avesse un governo credibile, questo sarebbe un grande problema” per la percezione dei mercati. Ma ciò che serve per favorire una crescita più sostenuta è “il rilancio degli investimenti pubblici”. In questo caso il problema non sono le risorse messe a disposizione, che ci sono, ma “la scarsa capacità di spesa”. Per questo sono necessari interventi “sui centri di spesa, per snellire la burocrazia e per semplificare le regole”. La struttura di InvestItalia, presso la presidenza del Consiglio, “affiancherà i centri di spesa per velocizzare la loro azione”. Il premier ha ribadito il ruolo da protagonista che l’Italia intende giocare in Europa, con proposte sulla garanzia comune sui depositi bancari e per la riforma del patto di stabilità e crescita che dovrebbe essere focalizzato “più sulla crescita”.

Particolare attenzione è stata dedicata dal premier alle crisi aziendali, specificatamente all’ex Ilva, alla Banca popolare di Bari, all’Alitalia. L’intervento dello Stato non deve essere considerato come un ritorno allo statalismo, ma “mirato” per settori particolarmente rilevanti”. Con la globalizzazione il campo della competizione si è ampliato, quindi “bisogna misurarsi in modo diverso rispetto al passato. Nazionalizzare o non nazionalizzare? Io – ha sottolineato – preferisco sempre soluzioni di mercato. Ma in uno scenario così complesso, un intervento pubblico mirato, specifico su alcuni presidi in difficoltà, può essere strategico. Valuteremo gli interessi in gioco di volta in volta e lo Stato può intervenire. Questo non significa un ritorno allo statalismo”. Sulla situazione dell’Alitalia che si trascina da anni “abbiamo una compagnia in difficoltà ma con asset che fanno gola. Non vogliamo svilirla e regalarla, cerchiamo di ristrutturarla per poi offrirla a soluzioni di mercato”. Sull’ok dell’Europa sul prestito ponte Conte si dice fiducioso. “Stiamo interloquendo con la Commissione europea. L’interlocuzione è sempre preventiva e confidiamo di non avere difficoltà”.

Leggi anche:
Presidente Svizzera da Conte: accordo su frontalieri entro 2020

DUE NUOVI MINISTRI E L’ATTACCO A SALVINI

L’annuncio della nomina dei nuovi ministri è arrivato in diretta nel corso della stessa conferenza stampa. Tema tanto atteso, quello delle dimissioni del ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti e per il quale Conte, toglie subito dal tavolo l’argomento della sostituzione, annunciando la nomina di due ministri, con lo “sdoppiamento” delle funzioni. La sottosegretaria M5s Lucia Azzolina viene quindi ‘promossa’ ministro della Scuola e il presidente della Conferenza dei rettori Gaetano Manfredi ministro dell’Università e della ricerca. Il premier si è infatti convinto che la soluzione “migliore per potenziare la nostra azione sia separare il comparto scuola da quello ricerca ed università, hanno logiche e problematiche diverse”. Il presidente del Consiglio ha confermato che “gennaio sarà l’occasione per fermarsi un attimo a riflettere con le forze politiche, per rilanciare l’azione di governo”. E a questo proposito ha lanciato un appello alla maggioranza, ma non solo. Tra le forze di governo, ha detto, servono più “affiatamento” e “consonanza” ma tutti i gruppi, anche quelli di opposizione, devono mostrare “senso di responsabilità”. Esclusa, come “inverosimile”, l’ipotesi di un Conte-ter in caso di caduta dell’esecutivo, il premier ha anche negato, ancora una volta, la possibilità che possa aderire a un partito o anche di pensare, nel breve periodo, ad un gruppo parlamentare a suo diretto sostegno.

“Non vedo una mia tessera politica all’orizzonte”, ha assicurato, né tantomeno “mi vedo legato a una ulteriore forza che possa accrescere la divisione dell’attuale panorama”. Conte giudica anche negativamente la creazione di un eventuale gruppo parlamentare a suo sostegno perché la “frammentazione” delle forze politiche “non fa bene all’azione di governo”. Anzi, ha cercato di ‘blindare’ i numeri con un appello a eventuali nuovi transfughi in uscita dal M5s: “Guardo con grande favore coloro che pur con difficoltà si impegnano nella loro forza politica per orientarla”. In questo modo, con la “coesione” e il “confronto”, senza ulteriori “stampelle”, per Conte, il governo può andare avanti, superando anche lo scoglio delle regionali di gennaio che “non saranno un referendum pro o contro il governo”. Il premier risponde alle domande puntando a rassicurare e a consolidare il suo ruolo istituzionale, ma parlando del suo precedente esecutivo e in particolare del tema dell’immigrazione torna ad attaccare duramente Matteo Salvini, annunciando anche modifiche ai decreti sicurezza e bollando “insidioso” per la stabilità democratica, il modo in cui il capo della Lega intende la leadership.

Leggi anche:
Bonomi a Conte: "All'Italia serve lo spirito di Zanardi. Basta sussidi". E su Recovery Fund vietato fallire

Conte ha in sostanza ‘scaricato’ l’ex ministro dell’Interno sul caso Gregoretti. Il 20 gennaio la giunta del Senato dovrà votare sulla richiesta di autorizzazione a procedere per sequestro di persona nel caso della nave della Guardia costiera. Il leader leghista ha più volte detto che, come nel caso della Diciotti, la linea portata avanti era stata decisa collegialmente dal governo. Ma Conte dice che dalle prime verifiche “non ho avuto riscontri di un mio coinvolgimento nello sbarco”. Dunque, è la sintesi, quello fu un atto personale di Salvini. Il cui modo di far politica, per il premier, è preoccupante. A un giornalista che gli chiedeva se Salvini e la Lega siano un problema per la stabilità democratica, il presidente del Consiglio ha replicato che “la Lega, che ha diverse anime, è pienamente legittimata a partecipare al gioco democratico, quello che mi ha meravigliato è il modo in cui Salvini interpreta la leadership: non si è peritato di creare slabbrature istituzionali e veri e propri strappi. Questa sì la ritengo insidiosa, questa modalità di interpretare la leadership perché sciolti da vincoli, pensare di rivendicare pieni poteri e saltare le regole”. “Con Conte più sbarchi, più tasse, più poltrone e più balle”, la replica del leader leghista, secondo cui il premier “è troppo innamorato dalle poltrone”. Infine, dal capo del governo è venuta una grande manifestazione di “riconoscenza” al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Sull’ipotesi di una sua rielezione, ha detto, “non spetta a me votare” ma “sarei favorevole”.

Leggi anche:
Conte cerca intesa nel governo su Nadef, nuovo vertice a Palazzo Chigi
Segui ilfogliettone.it su facebook

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Se avete correzioni, suggerimenti o commenti scrivete a redazione@ilfogliettone.it



Commenti