Ilva, per Di Maio confronti ravvicinati con Mittal e sindacati

Ilva, per Di Maio confronti ravvicinati con Mittal e sindacati
9 luglio 2018

E’ fissato per oggi a partire dalle 14.30 al Mise l’incontro convocato dal ministro Luigi Di Maio separatamente con i sindacati metalmeccanici e Arcelor Mittal in merito all’Ilva. Dopo aver ascoltato nei giorni scorsi i commissari di Ilva, istituzioni locali, sindacati, Mittal, ambientalisti e Confindustria, Di Maio passa ora ai confronti ravvicinati partendo da azienda e federazioni metalmeccaniche. Che pero’ saranno ricevute separatamente. La decisione di convocare l’incontro di oggi e’ stata presa dopo un’ulteriore verifica fatta da Di Maio con i commissari di Ilva.

Ed e’ a seguito di questa convocazione che Fim Cisl, Fiom Cgil, Uilm e Usb Taranto hanno deciso di annullare l’autoconvocazione che avevano messo in programma la mattina del 4 luglio scorso, alle 9, davanti al Mise. Da Taranto sarebbero dovuti partire alcuni pullman con delegati e dirigenti sindacali. “Il ministro – spiega Rocco Palombella, segretario generale Uilm – non ci incontra insieme. Lo fara’ in modo distinto e presumo che voglia capire da ciascuno di noi quali margini di mediazione ci sono per riprendere la trattativa su Ilva. Andremo al Mise, spiegheremo la nostra posizione e ascolteremo cosa di nuovo ha da dirci il ministro”.

Sulla parte occupazionale la trattativa e’ stata portata avanti dal Mise nei mesi scorsi sino a fermarsi il 10 maggio, quando la proposta messa sul tavolo dall’ex ministro Carlo Calenda e’ stata respinta dalla maggior parte delle sigle sindacali. Era una proposta che prevedeva, tra l’altro, 10mila assunti da parte di Am Investco, la societa’ di Mittal, la costituzione della “Societa’ per Taranto” formata da Ilva e Invitalia cui far assumere altre 1500 unita’, accelerazione degli interventi di risanamento ambientale in fabbrica, rafforzamento delle misure del Dpcm ambientale Ilva dello scorso settembre, 200 milioni di risorse per esodi volontari, agevolati e incentivati, ammortizzatori sociali, azioni per l’indotto locale. Saltato il tavolo del Mise, nella fase di passaggio dal vecchio al nuovo Governo, Mittal e sindacati hanno tentato di trovare un’intesa da soli.

Sebbene abbiano fatto alcuni passi avanti in una serie di incontri, le parti non sono pero’ riuscite a mettere nero su bianco. E l’assenza di accordo resta a tutt’oggi il nodo piu’ importante da scogliere visto che Mittal, a maggio, ha ottenuto il via libera della Ue per l’acquisizione dell’Ilva. Che avverra’ dietro dismissione di altri impianti in Europa per non violare le regole Ue in materia di concorrenza e di mercato. “L’incontro di lunedi’ e’ importante – rileva Valerio D’Alo’, segretario Fim Cisl Taranto – perche’ Di Maio dovra’ essere chiaro e dirci se si va avanti, e quindi ci spinge a cercare un accordo, oppure si chiude la fabbrica. Bisogna uscire dal generico e andare al sodo”.

Il ministro ha piu’ volte parlato di Ilva in queste settimane. Ha detto che e’ una priorita’ rispetto ad Alitalia ma non ha svelato il suo piano. Ha sottolineato che le decisioni saranno prese con responsabilita’, che si cerchera’ una soluzione condivisa e partecipata e che cosi’ come va difeso il diritto al lavoro, va pure difeso il diritto dei tarantini a respirare aria pulita e a vivere in un ambiente non piu’ inquinato. E’ presumibile che la proposta di Di Maio terra’ insieme le varie esigenze che gli sono state prospettate negli incontri al Mise. Il ministro ha intanto prorogato sino al 15 settembre l’amministrazione straordinaria dei commissari. Proroga proposta da questi ultimi, senza oneri finanziari per lo Stato, e che rinvia a fine estate l’ingresso di Mittal che sarebbe dovuto avvenire ad inizio luglio. Anche Mittal ha accettato la proroga. Un lasso di tempo che, per la Fiom Cgil, dovra’ servire a costruire una soluzione migliore per l’Ilva e a cambiare segno alla proposta di Mittal.

Che la Fiom non condivide perche’ non scongiura ancora il rischio esuberi. Di Maio intanto oltre ad occuparsi di Ilva, eredita’ dal ministero per il Mezzogiorno anche il Contratto istituzionale di sviluppo. Uno strumento che, riprogrammando vecchie risorse non spese e stanziandone di nuove, ha messo a disposizione dell’area di Taranto un plafond di circa 900 milioni di euro, di cui piu’ della meta’ tra spese e impegnate, per interventi nella portualita’, nelle bonifiche ambientali, nelle infrastrutture, nella riqualificazione urbana, nel turismo, nel potenziamento della sanita’. Sinora la macchina del Contratto era stata gestita da Claudio De Vincenti, in qualita’ di ministro per il Mezzogiorno, adesso il nuovo responsabile del dicastero, Barbara Lezzi, ha affidato il Contratto per Taranto, previsto da una legge del 2015, al Mise. Per Lezzi e’ coerente che sia il Mise a gestire in modo coordinato tutta la partita Taranto e a cercare una nuova visione di industria e di sviluppo economico all’interno dello stesso Contratto istituzionale.

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