La strage di Ustica quarant’anni dopo: nessuna verità

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27 giugno 2020

20.59 e 45 secondi; sono i numeri che segnano una delle più gravi tragedie aeree del nostro Paese. È l’ora esatta in cui, il 27 giugno del 1980, esattamente 40 anni fa, il DC-9 della compagnia aerea privata italiana Itavia, in volo da Bologna a Palermo, precipitò nel Mar Tirreno tra le isole di Ponza e Ustica, con 81 persone a bordo: morirono tutte.

Da quel momento ha avuto inizio anche uno dei più grandi misteri della storia italiana, fatto di insabbiamenti, incidenti, suicidi e morti sospette, registri e tracciati radar cancellati, documenti spariti nel nulla; un “muro di gomma” per nascondere cosa sia realmente accaduto nei cieli del Mediterraneo quella tragica notte. Tante le ipotesi: dalla bomba, al cedimento strutturale, alla collisione aerea ma l’ipotesi più accreditata è che il velivolo si sia trovato, suo malgrado, al centro di un vero e proprio combattimento tra aerei Nato – per lo più americani e francesi – e Mig libici.

“Sulla strage di Ustica bisogna trovare risposte risolutive, arrivare ad una ricostruzione piena e univoca di quanto avvenuto, con l’impegno delle istituzioni e la aperta collaborazione dei Paesi alleati” ha detto il Capo dello Stato Sergio Mattarella. “Il dovere della ricerca della verità è fondamentale per la Repubblica. Oggi, ha sottolineato il Presidente, “non può e non deve cessare l’impegno a cercare quel che ancora non appare definito nelle vicende di quella sera drammatica”.

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