Di Maio si blinda, ora “terza via”. Pd non gradisce. E il M5s continua a perdere pezzi

Di Maio si blinda, ora “terza via”. Pd non gradisce. E il M5s continua a perdere pezzi
Luigi Di Maio
17 gennaio 2020

Il no della Corte costituzionale al referendum voluto dalla Lega per arrivare ad un maggioritario puro apre la strada al proporzionale ma serve a Di Maio anche per ‘blindare’ la leadership e soprattutto per ribadire che la cosiddetta ‘terza via’ e’ il percorso da seguire. Il capo politico M5s punta ad essere l’ago della bilancia per quando si andra’ a votare. “Chi vincera’ tra Pd e Lega dovra’ allearsi con noi dopo il voto per formare un governo”, osserva un ‘big’ pentastellato. E’ un percorso che sulla carta potrebbe in futuro portare anche ad un nuovo ‘ricongiungimento’ tra M5s e il partito di via Bellerio che qualora dovesse risultare vincitore alle prossime politiche potrebbe in teoria dover chiedere l’appoggio del Movimento. Ma al di la’ di ipotesi lontane la ‘terza via’ di Di Maio e’ sancita pure dall’incontro con il capo politico, insieme a Toninelli, ha avuto con i referenti del Movimento nelle Marche: si andra’ da soli. “E’ stato rilevato che non ci sono le condizioni politiche per pensare a un patto civico che comprenda anche i partiti”, la linea. Non gradita certo dal Pd ed osteggiata pure da una parte dei pentastellati.

E’ la prima uscita di Toninelli nel nuovo ruolo. E proprio l’ex ministro potrebbe giocare un ruolo importante anche nella partita interna ai Cinque stelle. Perche’ – secondo quanto riferiscono fonti parlamentari – alcuni dei cosiddetti critici avrebbero proposto all’ex responsabile del ministero delle Infrastrutture di portare avanti una mediazione con Di Maio. Insomma per agevolare il percorso che si concludera’ agli Stati generali di marzo, arrivando ad una soluzione per una maggiore collegialita’ nelle decisioni. Formalmente non c’e’ stato ancora alcun ‘riavvicinamento’ tra chi ieri era presente alla riunione di vicolo Valdina (uno dei presenti afferma che a partecipare sono stati in 18) e chi porta avanti la tesi della necessita’ di evitare rivoluzioni e concentrarsi su quanto c’e’ da fare al governo. “La priorita’ e’ la revoca delle concessioni ad Autostrade e tagliare i tempi dei processi”, spiega il ministro degli Esteri, aprendo alle richieste del Pd in materia di giustizia.

Intanto, continua lo stillicidio di fuoriusciti dal M5s: un altro senatore formalizza in Aula la sua intenzione di lasciare il Movimento per quella che definisce una “epurazione di fatto” per il solo motivo di aver firmato la richiesta di referendum sul taglio dei parlamentari. E’ Luigi Di Marzio che ora trasloca al Misto dove siedera’ in compagnia di un gruppo sempre piu’ folto di ex deputati pentastellati, quasi la meta’ di tutto il gruppo. E’ un’emorragia che nessuno ormai si azzarda a dare per finita e di cui Luigi Di Maio e’ ben consapevole. Raccontano che il senatore Di Marzio nell’annunciare in Aula la decisione di andare nel Misto fosse con le lacrime agli occhi e che quella mancanza di ‘liberta” sottolineata dal pentastellato sia condivisa da diversi senatori. Di Marzio e’ stato non a caso avvicinato da diversi suoi colleghi e in realta’ anche i vertici pentastellati avrebbero apprezzato che il senatore abbia – perlomeno secondo quanto riferiscono fonti parlamentari – versato le somme che doveva al Movimento prima di lasciare il gruppo.

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Ma se i numeri della maggioranza non cambiano, gli equilibri in M5s sono destinati a mutare ancora visto che la prossima settimana partira’ l’iter dei provvedimenti di espulsione per chi e’ moroso. Tra questi il senatore Ciampolillo. “A questo punto – spiega un esponente M5s – e’ meglio fare chiarezza e puntare su chi si allinea o perlomeno non ha intenzione di provocare ulteriori lacerazioni”. Tuttavia altri addii sono in vista. Sia – dicono fonti parlamentari pentastellati – a palazzo Madama (un paio gli ‘attenzionati’) che a Montecitorio (altri deputati dovrebbero uscire per entrare poi nel soggetto politico di Fioramonti).

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