Papa in Canada, le diverse reazioni al “mea culpa” di Francesco

Papa in Canada, le diverse reazioni al “mea culpa” di Francesco
27 luglio 2022

Apprezzamenti e qualche critica hanno accolto le parole con le quali nei primi giorni del suo viaggio in Canada (24-30 luglio) papa Francesco ha chiesto perdono per gli abusi subiti dagli indigeni nelle scuole residenziali gestite dalla Chiesa cattolica e da altre Chiese cristiane. “La visita del Papa è stata una benedizione, le sue parole sono state parole di guarigione”, ha commentato il capo indigeno Wilton Littlechild, che lunedì ha accolto il papa a Maskwacis, dove lunedì ha pronunciato il primo discorso ufficiale dinanzi ai rappresentanti delle popolazioni autoctone. Quando Francesco ha chiesto, più volte, “perdono”, i suoi ospiti hanno applaudito. Commentando lo stesso discorso, l’ex senatore Murray Sinclair, che ha presieduto la “Commissione per la verità e la riconciliazione” istituita negli anni scorsi dal Governo, ha dichiarato martedì che quelle del papa sono state “scuse storiche”, ma a suo avviso Francesco “ha lasciato un profondo buco nel riconoscimento del pieno ruolo della Chiesa nel sistema scolastico residenziale, incolpando i singoli membri della Chiesa”.

“Chiedo perdono per i modi in cui, purtroppo, molti cristiani hanno sostenuto la mentalità colonizzatrice delle potenze che hanno oppresso i popoli indigeni”, ha detto il papa a Maskwacis. “Vorrei ribadirlo con vergogna e chiarezza: chiedo umilmente perdono per il male commesso da tanti cristiani contro le popolazioni indigene”. Per Sinclair, in particolare, la Chiesa non è stata solo agente dello Stato ma “un coautore principale dei capitoli più oscuri della storia del paese”, il suo ruolo spesso non è stato “solo una collaborazione, ma un’istigazione” ed “è stato più del lavoro di pochi cattivi attori: è stato uno sforzo istituzionale concertato per rimuovere i bambini dalle loro famiglie e culture, tutto in nome della supremazia cristiana”. In un altro discorso, che ha pronunciato la scorsa notte, papa Francesco ha affermato: “Ora tutti noi, come Chiesa, abbiamo bisogno di guarigione: abbiamo bisogno di essere risanati dalla tentazione di chiuderci in noi stessi, di scegliere la difesa dell`istituzione anziché la ricerca della verità, di preferire il potere mondano al servizio evangelico”. Altri appunti sono stati sollevati per la liturgia della messa celebrata dal papa la mattina di martedì a Edmonton. La liturgista Bernadette Gasslein ha messo in rilievo, tra l’altro, alcune mancanze, come il fatto che il Vangelo non è stato proclamato nelle lingue indigene, così le intenzioni di preghiera dei fedeli, gli inni e anche i simboli e i paramenti liturgici utilizzati non hanno coinvolto la cultura indigena, mentre nella preghiera eucaristica è stato usato il latino. Commentando la prima tappa del viaggio papale in Alberta, da parte sua, Cassidy Caron, presidente dei Metis, una delle tre delegazioni che hanno già conosciuto il papa a Roma la scorsa primavera, ha elogiato quello del papa come “un passo avanti sulla via della verità, della giustizia, della guarigione e della riconciliazione”.

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La leader indigena, in particolare, ha notato che nel primo discorso, lunedì, il papa ha detto che è necessario “condurre una seria ricerca (nel testo inglese, “investigation”) della verità sul passato e aiutare i sopravvissuti delle scuole residenziali a intraprendere percorsi di guarigione dai traumi subiti”. “Impegnandosi in una seria indagine e sostenendo i sopravvissuti, papa Francesco ha iniziato a spostare la Chiesa cattolica dall’offrire semplici parole all’azione concreta”, ha commentato Cassidy Caron. “Continueremo a spingere la Chiesa a riflettere ulteriormente ea scusarci per il ruolo delle sue dottrine nel giustificare i sistemi di colonizzazione come le scuole residenziali e lavoreremo a stretto contatto con le Prime Nazioni e la leadership Inuit per garantire che tutti i prossimi passi nel nostro viaggio collettivo siano determinati dai sopravvissuti e contribuiscano a un cambiamento significativo e duraturo”. La leader Metis, affiancata in una conferenza stampa da altri responsabili del suo popolo e da alcuni anziani sopravvissuti della scuole residenziali, ha sottolineato che ad ascoltare il papa in Canada si sono resi conto che in occasione del loro primo incontro a Roma “il papa ci ha ascoltato, ha ascoltato i nostri racconti, ha ascoltato le nostre richieste”.

Nel 2015 la commissione per la giustizia e la riconciliazione ha pubblicato 94 raccomandazioni, rivolte alla diverse istituzioni responsabili di quello che le popolazioni autoctone definiscono un “genocidio culturale”. Quattro delle 94 raccomandazioni riguardano la Chiesa cattolica, e una, in particolare, riguardava il papa, con questo testo: “Invitiamo il Papa a porgere le scuse ai sopravvissuti, le loro famiglie e comunità per il ruolo della Chiesa cattolica romana per gli abusi spirituali, culturali, emotivi, fisici e sessuali di bambini di Prime nazioni, Inuit e Metis nelle scuole residenziali cattoliche. Chiediamo che le scuse siano simili alle scuse (pronunciate da Benedetto XVI, ndr.) nel 2010 alle vittime irlandesi di abusi, che si verifichino entro uno dalla pubblicazione della presente relazione e che siano presentate dal papa in Canada”. Giunto domenica in Canada, dopo due giorni interi in Alberta, papa Francesco vola oggi in Quebec, dove resterà due giorni. Venerdì volerà a Iqualit, nel profondo nord, accanto alla Groenlandia, dove si fermerà per alcune ore e incontrerà un gruppo di sopravvissuti alle “scuole residenziali” cattoliche, e infine nel pomeriggio (mezzanotte in Italia) si recherà all’aeroporto dal quale si imbarcherà sul volo che sabato mattina lo riporterà a Roma.

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