Sale la tensione in Venezuela, Maduro chiude la frontiera con la Colombia. I primi morti

23 febbraio 2019

Il presidente del Venezuela, Nicolas Maduro, ha ordinato la chiusura della frontiera terrestre con il Brasile e ha minacciato di chiudere quella con la Colombia per impedire l’ingresso degli aiuti umanitari americani, che considera una “provocazione”. Il suo oppositore Juan Guaidò, che si è autoproclamato presidente ad interim da un mese ed è stato riconosciuto da una cinquantina di Paesi, ha da parte sua affermato che gli aiuti entreranno a ogni costo. Il vicepresidente Delcy Rodriguez ha dichiarato su Twitter che il governo sta ordinando la chiusura temporanea di tre incroci nello stato di Tachira a causa delle “minacce gravi e illegali” contro la pace e la sovranita’ del Venezuela provenienti dal governo della Colombia. L’area di confine e’ dove i sostenitori del leader dell’opposizione Juan Guaido’ stanno cercando di consegnare diverse tonnellate di cibo e forniture mediche trasportate in aereo in Colombia negli ultimi giorni dall’amministrazione di Trump.

Intanto la tensione sale. E già si registrano le prime vittime. Due persone sono morte e quindici sono rimaste ferite in scontri scoppiati con l’esercito nel Venezuela sudorientale, al confine con il Brasile. Le vittime sono state uccise mentre cercavano di impedire ai soldati di bloccare una strada per l’ingresso nel Paese di aiuti umanitari. “Una donna indiana e suo marito sono morti e almeno altre 15 persone della comunità indiana Pemón del comune di Gran Sabana sono state ferite in un attacco da parte di un convoglio della Guardia nazionale”, ha detto alla France Presse l’Ong Kape Kape. Lo scontro si è verificato mentre membri di questa comunità cercavano di impedire il passaggio di un convoglio di veicoli militari al confine con il Brasile, ha aggiunto.

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Sul fronte politico, ora si attendono gli effetti del concerto organizzato ieri alla frontiera tra la Colombia e il Venezuela dal milionario Richard Branson, patron della Virgin, al quale hanno dato il loro contributo musicisti latinoamericani di primo piano. L’appuntamento, con decine di migliaia di spettatori, 500mila secondo gli organizzatori, ha avuto come sostenitore ideale il leader dell’opposizione Juan Guaido’ che il mese scorso si e’ proclamato presidente ad interim. Lo stesso Guaido’, ha detto che le Forze armate del suo Paese lo hanno aiutato ad attraversare la frontiera con la Colombia, dove ha fatto visita al concerto ‘Venezuela Aid Live’ e si e’ riunito con il presidente colombiano Ivan Duque e i suoi omologhi di Cile, Sebastian Pinera, e Paraguay, Mario Abdo.

AL CONFINE, ALTA TENSIONE

Oggi sono previste due manifestazioni su entrambi i lati della frontiera per permettere agli aiuti umanitari arrivati da diversi Paesi di entrare in Venezuela. Ieri la vicepresidente del governo del presidente Nicolas Maduro, Delcy Rodriguez, ha confermato che Caracas ha consegnato una lista per medicinali e alimenti alla Unione Europea per canalizzare via Nazioni Unite un pacchetto di aiuti umanitari “regolarmente acquistati” insieme ad altri provenienti dalla Russia. Al confine, pero’, la tensione e’ alta. Il ministro della Difesa, Vladimir Padrino Lopez, ha detto di ritenere che la consegna di aiuti possa nascondere una invasione americana e ha messo in allerta l’esercito contro qualsiasi violazione territoriale. Maduro ha ordinato la chiusura delle principali frontiere con il Brasile, dove oggi militari hanno aperto il fuoco e ucciso due attivisti che volevano far entrare aiuti umanitari, come detto. Ma e’ proprio al confine con la Colombia che oggi dovrebbe concentrarsi la prova di forza. Sul versante venezuelano della frontiera Guaido’ ha convocato una manifestazione per fare pressione sulle Forze armate e far entrare gli aiuti. Suoi sostenitori dovrebbero premere dal lato colombiano. Sul ponte dove dovrebbero passare gli aiuti, il “Bolivar”, e’ stato creato un blocco con container posti di traverso, poi fatti saldare tra loro su ordine di Maduro. Le ipotesi sono tutte aperte. Oggi potrebbe essere un giorno decisivo per il Venezuela.

LA RUSSIA

La Russia, dal canto suo, è convinta che gli Stati Uniti si servono degli aiuti umanitari da consegnare al Venezuela come di “un pretesto per un’azione militare” nel Paese sudamericano, per sovvertire il regime del presidente Nicolas Maduro. “Una pericolosa provocazione, di portata, ispirata e diretta da Washington, vale a dire l’attraversamento della frontiera venezuelana per il cosiddetto convoglio umanitario, è prevista il 23 febbraio”, ha dichiarato la portavoce della diplomazia russa, Maria Zakharova, nelle convinzione che creerebbe “un comodo pretesto per un’azione militare”. Un’azione militare mirata “a escludere dal potere l’attuale, legittimo presidente del Paese”, ha aggiunto, ribadendo le accuse già formulate da Mosca secondo cui Washington avrebbe “deciso di organizzare un colpo di stato”. “Ci sono informazioni secondo cui aziende americane e quelle alleate degli Stati Uniti in seno alla Nato valutano al momento la questione dell’acquisto di un importante quantitativo di armi e munizioni da un Paese dell’Europa dell’Est, per poi consegnarle successivamente alle forze di opposizione venezuelane”, ha affermato Zakharova. Si tratta in particolare di mitragliatrici di grosso calibro, lanciagranate e munizioni di artiglieria.

L’ONU

Intanto, l’Onu fa sapere che circa 3,4 milioni di venezuelani sono fuggiti dal loro paese dall’inizio della crisi politica ed economica, evidenziando che la fuga dal Paese non si è ancora esaurita. In una dichiarazione congiunta, l’Ufficio dell’Alto Commissario per i Rifugiati (Unhcr) e l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) hanno affermato che circa 2,7 milioni di venezuelani hanno cercato rifugio nei paesi limitrofi, tra cui Colombia e Perù, mentre il resto ha trovato un paese ospite al di fuori dell’America Latina. In media nel 2018, circa 5.000 persone hanno lasciato il Venezuela ogni giorno. Sulla base di questi dati, l’Onu aveva previsto a dicembre un numero di persone in fuga dal paese pari a 5,3 milioni entro la fine di quest’anno. La Colombia ospita 1,1 milioni di rifugiati e migranti venezuelani, seguita dal Perù con 506.000 persone, dal Cile 288.000, dall’Ecuador 221.000, dall’Argentina 130.000 e dal Brasile 96.000. L’esodo dei venezuelani in fuga da questa disastrosa situazione nel Paese è considerato dalle Nazioni Unite il maggior spostamento di persone nella storia recente dell’America Latina. Il Venezuela ha le maggiori riserve petrolifere del mondo, ma è soffocato da una profonda crisi economica ed è soggetto a sanzioni finanziarie degli Stati Uniti.

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