Su Bonafede Fi non si sfila, centrodestra compatto firma sfiducia

Su Bonafede Fi non si sfila, centrodestra compatto firma sfiducia
Anna Maria Bernini
8 maggio 2020

Quattro pagine di accuse, che partono dalla telefonata di Nino Di Matteo a La7 (ricostruita in tutti i dettagli e passaggi) e si concludono con un giudizio complessivo (e ovviamente negativo) su tutta l’attività del Guardasigilli durante il Conte bis. La mozione di sfiducia individuale nei confronti di Alfonso Bonafede depositata in Senato da tutto il centrodestra è un lungo elenco di ‘capi di imputazione’, alcuni pesantissimi. Tra cui quello di aver “avanzato ipotesi di interventi normativi incredibilmente volti ad accogliere le richeiste dei rivoltosi” delle carceri italiane. Rivolte per le quali “è serpeggiata l’idea che ad alimentarle fosse la criminalità organizzata”.

Un testo su cui, raccontano, si è lavorato a lungo tra ieri e oggi nel centrodestra, per raggiungere l’obiettivo di un’iniziativa unitaria tra Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia. Tenuto conto che nei giorni scorsi da Fi erano arrivati diversi distinguo. A partire dallo strumento, la mozione di sfiducia individuale che gli azzurri rivendicano di aver sempre respinto, ultimo caso quello – recentissimo – dela mozione contro Gualtieri. Ma stavolta Silvio Berlusconi ha evidentemente deciso di fare un’eccezione, ricordando ai suoi le critiche rivolte a Bonafede nel corso di tutto il suo incarico di ministro, dai provvedimenti sulle intercettazioni alla riforma della prescrizione: interventi per l’ex premier lesivi delle libertà personali. Se dunque poche settimane fa Fi si è chiamata fuori dall’analoga iniziativa nei confronti di Gualtieri, che – ricordano gli azzurri – era stata gestita in maniera più solitaria da Salvini, stavolta ha fatto premio la ricerca dell’unità della coalizione, visto il pressing per un’iniziativa comune arrivato anche da FdI.

E allora in calce alla mozione c’è anche la firma di Anna Maria Bernini, oltre a quelle dei leghisti e di FdI. Firme che arrivano dopo aver ripercorso la scontro tra Bonafede e Di Matteo a La7 e la questione della nomina di Basentini al DAP, e la scarcerazione “di numerosi boss mafiosi” a seguito della circolare che “introduceva il pericoloso indimostrato e falso nesso di causalità fra il rischio di contagio da coronavirus e lo stato di detenzione”. Su questo “il ministro non ha reso alcuna spiegazione plausibile nè si è assunto alcuna responsabilità, pur tentando goffamente di trovare una via d’uscita, senza riuscirvi”. Poi si denuncia l’assenza di una strategia da parte del DAP “per evitare prevedibili disordini nelle carceri” e “la mancanza di un piano operativo in caso di emergenza sanitaria”. Insomma, per il centrodestra “il ministro ha dimostrato in tutti questi eventi una scarsa conoscenza della macchina ministeriale che dovrebbe dirigere”, e “nella fase di governo del Conte bis si è contraddistinto per una molteplice serie di provvedimenti al limite della costituzionalità e spesso non rispettosi degli articoli 27 e 111 della Costituzione utilizzando la decretazione d’urgenza”.

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