C’è l’ccordo su election day 20-21 settembre ma il centrodestra è diviso

C’è l’ccordo su election day 20-21 settembre ma il centrodestra è diviso
Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Silvio Berlusconi
8 giugno 2020

In aula alla Camera c’è l’accordo sull’election day: 20 e 21 settembre il voto per le amministrative, le regionali e il referendum sulla riforma costituzionale. Anche se il ddl di conversione del decreto legge sul rinvio del voto a causa del Coronavirus non prevede una data ma fissa solo una finestra elettorale (da metà settembre a metà dicembre) l’atteggiamento di parte delle opposizioni in Aula certifica la non ostilità alla data proposta dal governo. Ma è proprio il centrodestra a dividersi sul tema con Forza Italia ormai favorevole, la Lega che sceglie la linea dell’astensione e Fratelli d’Italia che resta sulle barricate e continua a fare ostruzionismo. Le Regioni nei giorni scorsi avevano lasciato intendere un sostanziale via libera alla data del 20, pur non avendo ottenuto tutto quello che volevano, ossia anticipare il più possibile le consultazioni per non complicare la gestione della riapertura delle scuole, ossia entro metà settembre.

Di pari passo con i “loro” governatori anche Forza Italia e Lega hanno cambiato atteggiamento. In particolare gli azzurri hanno ottenuto l’ok della maggioranza a un loro emendamento, a prima firma, Francesco Paolo Sisto, che stabilisce che non si possa votare prima del 15 settembre. Lo stesso Sisto ha poi dichiarato in Aula che “la prima data utile sarà il 20 e il 21, questo punto di incontro cementa le posizioni nel Parlamento ed evita il balbettìo sulle date e una pressione non utile a trovare l’intesa”. La Lega decide invece di astenersi ma non farà ostruzionismo e anzi ha trovato un’intesa con il governo su un ordine del giorno per consentire il terzo mandato ai sindaci dei Comuni sotto i 15mila abitanti e per assicurare il sostegno economico dello Stato per le spese straordinarie di sanificazione che le amministrazioni dovranno sostenere.

Sul fronte dell’ostruzionismo resta solo il partito di Giorgia Meloni che ribadisce il no al voto il 20 settembre: “Per noi si doveva votare il 27 settembre se non dopo”, ha detto Giovanni Donzelli, uno dei tanti deputati di FdI intervenuti oin Aula per ribadire che un voto così a ridosso della stagione turistica danneggerà il settore e anche i cittadini che verranno coinvolti nella campagna elettorale. “Si realizza l’unica ampia convergenza possibile, quella sulla data baricentrica tra le opposte richieste del 13 settembre (da parte dei presidenti delle Regioni) e del 27 (gruppi parlamentari di opposizione) – certifica il deputato dem Stefano Ceccanti -.
Col sì di Forza Italia e l’astensione della Lega, si è realizzata una convergenza molto ampia. Peccato per il gruppo di Fratelli d’Italia che rimane da solo, ad autoescludersi, su una posizione estrema e propagandistica, secondo la quale una settimana di distanza farebbe differenza tra democrazia e non democrazia”, conclude Ceccanti. L’esame del provvedimento riprenderà in serata per via dello stop imposto ai lavori dalla procedura di sanificazione. Le votazioni da fare sono ancora 159, difficile prevedere se l’ok riuscirà ad arrivare entro domani mattina, come previsto dal calendario d’Aula, a causa dell’ostruzionismo di Fdi.

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