L’Iran nel mirino Usa, Pentagono manda missili Patriot e nave da guerra nel Golfo

L’Iran nel mirino Usa, Pentagono manda missili Patriot e nave da guerra nel Golfo
La portaerei americana Abraham Lincoln
11 maggio 2019

Gli Usa hanno deciso di inviare batterie di missili antiaerei Patriot nel Medio Oriente, mentre crescono le tensioni con l’Iran. Inoltre la nave da guerra Arlington, che trasporta mezzi anfibi, velivoli ed elicotteri utilizzabili in vari tipi di operazioni militari, si unirà al gruppo di attacco della portaerei Abraham Lincoln nel Golfo, ha annunciato il Pentagono. Ad autorizzare il rafforzamento delle difese americane nell’area e’ stato il capo del Pentagono Patrick Shanahan. Nel frattempo il Dipartimento di Stato ha autorizzato anche la vendita di Patriot al Bahrain. Le ulteriori mosse americane, secondo fonti militari citate dai media Usa, sono legate al fatto che Washington non ha visto alcun cambiamento di postura da parte di Teheran dopo l’annuncio dell’invio di una flotta da guerra guidata dalla Abraham Lincoln e di una squadra di bombardieri B52.

Gli Stati Uniti hanno giustificato le operazioni sulla base di informazioni di intelligence secondo cui ci sarebbero “minacce credibili” di attacchi alle forze Usa nella regione, in particolare dopo che Washington ha designato come gruppo terroristico straniero i Guardiani della rivoluzione islamica e Teheran ha risposto in modo simmetrico con le truppe americane, equiparandole all’Isis. La Difesa Usa ha aggiunto che bombardieri B52 sono arrivati in una base in Qatar e che gli spostamenti sono una risposta alle minacce di possibili operazioni militari iraniane contro le forze Usa nella regione. Washington ha dato scarse informazioni sulla natura di tali minacce, che Teheran ha definito prive di senso, accusando gli Usa di “guerra psicologica” mirata all’intimidazione dell’Iran.

Intanto, secondo il leader politico sciita iracheno Ammar al Hakim, il governo di Baghdad dovrebbe assumere un ruolo di mediazione tra l’Iran e gli Stati Uniti per scongiurare un conflitto che potrebbe avere un “impatto catastrofico” non solo in Iraq ma in tutto il Medio Oriente. “Siamo ben consapevoli dei pericoli che circondano l’Iraq nell’ambito delle tensioni tra Usa e Iran – ha detto al Hakim che è anche il capo della Coalizione per la riforma e la ricostruzione, il maggiore gruppo parlamentare dopo le elezioni politiche tenute un anno fa – L’Iraq non rimarra’ con le mani in mano quando si tratta dei suoi interessi e della sua sicurezza”, ha affermato ancora Al Hakim. La tensione sale. L’agenzia semi-ufficiale iraniana Isna ha citato un religioso di alto rango, Yousef Tabatabai-Nejad, che ha affermato che la flotta militare Usa può essere “distrutta con un solo missile”. Ieri il Pentagono ha detto di non volere la guerra con l’Iran, ma Washington è “pronta a difendere le forze e gli interessi Usa nella regione”.

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