Primi mal di pancia nell’Europarlamento, Verdi delusi dal vertice nomine. Appello di Tusk: rientrate nella maggioranza

Primi mal di pancia nell’Europarlamento, Verdi delusi dal vertice nomine. Appello di Tusk: rientrate nella maggioranza
4 luglio 2019

Il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, ha rivolto oggi a Strasburgo un accorato e irrituale appello ai capi di Stato e di governo dell’Ue e alla candidata da loro designata per la presidenza della prossima Commissione europea, Ursula von der Leyen, affinché facciano di tutto per far rientrare i Verdi nel gioco delle nomine istituzionali e nella coalizione di maggioranza che sosterrà il prossimo Esecutivo comunitario. Tusk ha espresso una preoccupazione che sta emergendo riguardo alle possibili defezioni nella coalizione dei tre maggiori partiti europei, Ppe, Socialisti e Democratici (S&D) e Liberali (“Renew Europe”) che teoricamente dovrebbero votare a favore di von der Leyen, il 16 luglio a Strasburgo, quando sarà necessaria la maggioranza assoluta di 376 voti per eleggerla alla guida della Commissione.

I tre gruppi politici insieme avrebbero 444 voti, ma ieri l’italiano David Sassoli (S&D) è stato eletto alla presidenza dell’Europarlamento con soli 345 voti, 100 in meno di quelli che teoricamente avrebbe dovuto raccogliere se, oltre ai socialisti, avessero votato per lui tutti gli eurodeputati degli altri due gruppi della coalizione, Ppe e Renew Europe, che non avevano presentato propri candidati. “Durante tutto il processo delle nomine – ha detto Tusk stamattina durante il suo discorso nel dibattito in plenaria del Parlamento europeo sui risultati dell’ultimo vertice Ue – sono stato in stretto contatto con i vertici dei Verdi, specialmente con Ska Keller e Philippe Lamberts”, i due co-presidenti del gruppo europarlamentare. “Ho piena fiducia – ha continuato Tusk – nel fatto che la collaborazione con i Verdi e la loro presenza negli organi decisionali dell’Ue porterà vantaggi non solo della coalizione di maggioranza, ma all’Europa intera”. “Pertanto – ha annunciato – chiederò a tutti i miei partner di coinvolgere i Verdi nelle nomine, anche se non c’è ancora nessun membro nel Consiglio europeo che appartenga a questo partito. Spero che anche Ursula von der Leyen ascolti il mio appello. Le passerò il messaggio oggi direttamente. Come sapete – ha concluso rivolto agli eurodeputati -, in molti paesi il verde simboleggia la speranza e la libertà: io ho molta fede in questo simbolo”.

I Verdi sono rimasti molto delusi dalle decisioni del vertice Ue sulle nomine conclusosi martedì sera, non perché si aspettassero di avere uno dei posti di vertice delle istituzioni europee, ma perché, come ha spiegato poco dopo, intervenendo nel dibattito in aula, il capogruppo Lamberts, avevano creduto fortemente nella possibilità di “forgiare un contratto di programma”, focalizzato sulla “tripla urgenza ambientale, sociale e democratica”, sostenuto al Parlamento europeo “da un’ampia e stabile alleanza” di gruppi politici europeisti (Ppe, S&D e Renew Europe, oltre ai Verdi stessi), e “incarnato da una personalità credibile” fra i candidati alla presidenza della Commissione. Se così fosse stato, ha aggiunto Lamberts, il Consiglio europeo “non avrebbe avuto altra scelta che accettare” la proposta di quella forte maggioranza del Parlamento europeo, “a rischio, altrimenti, di uno scontro sterile contro il Parlamento europeo da cui sarebbe uscito perdente”. “Ma ciò che poteva essere, non è stato”, ha lamentato il capogruppo dei Verdi, “ed è qui, in questo parlamento che è mancata la volontà politica” di realizzare quel progetto. Invece di mettersi d’accordo sul programma e sostenere “Spitzenkandidat” che potesse “incarnarlo” meglio, gli altri tre gruppi sono rimasti divisi sostenendo ognuno il proprio candidato di bandiera, col risultato che si sono annullati a vicenda.

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“La maggioranza del Parlamento europeo – ha spiegato Lamberts – ha di fatto preferito prendere una strada che la porterà inevitabilmente a diventare l’esecutrice di decisioni prese altrove, nel Consiglio europeo”, dove “in cinque giorni di poco glorioso mercanteggiare, le logiche nazionali e partigiane hanno sostituito il ‘contratto di progetto’ e il candidato che avrebbe dovuto ‘incarnarlo’, per arrivare a un pacchetto di nomine che difficilmente riuscirà a dare quell’impulso al cambiamento di cui le nostre società hanno bisogno e che i cittadini si attendono”. “Ringrazio Tusk – ha proseguito il capogruppo dei Verdi – per le parole amabili che ha indirizzato in modo piuttosto esplicito alla mia famiglia politica. Credo che le sue parole siano sincere, ma – ha concluso Lamberts – devo constatare che attorno al tavolo del Consiglio europeo, e direi anche qui dentro, nel Parlamento europeo, questa volontà di associare la famiglia dell’ecologia politica alla gestione dell’Ue per i prossimi cinque anni non sembra condivisa da tutti, per usare un eufemismo”. askanews

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